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La blockchain come strumento di empowerment femminile: intervista a Caterina Ferrara

Benvenuti e benvenute nella rubrica #MeetTheSpeaker, l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste parteciperanno a WomenX Impact il 18-19-20 Novembre 2021 al FICO Eataly Bologna e online.

La protagonista dell’intervista di oggi è Caterina Ferrara, Senior Blockchain Consultant per una grande azienda italiana leader del settore ICT e fondatrice di Blockchain Ladies, la community al femminile dedicata alle cryptovalute e alla tecnologia blockchain.

Inserita da Forbes nella lista delle 100 founders da seguire sui social media in Europa, è stata invitata a tenere i suoi interventi nelle più importanti conferenze di settore, come il Congresso sulla Blockchain di Varsavia.

Ma la passione per le cryptovalute non è che l’ultimo passo di un cammino molto più lungo all’insegna dell’amore per la scienza e la comunicazione.

Per molti anni, inclusi quelli dell’università, ti sei dedicata alla scienza e in particolare alle neuroscienze e alla biotecnologia. Che cosa ti ha spinto a lasciare questo settore?

La parola stessa “biotecnologia” suggerisce l’incontro tra le due discipline che ho sempre amato: la scienza e la tecnologia.

Ho avuto il privilegio di studiare la salute umana da più angolazioni. Ho cominciato dall’aspetto molecolare, nello specifico, quello che per dimensione di scala corrisponde all’ordine dei nanometri (miliardesimi di metro). Era il 2003, quasi un ventennio fa, e sceglievo di fare ricerca di laboratorio sui virus (un tema assai attuale!) credendo molto nella possibilità di impiegarli per fare qualcosa di buono attraverso quella che al tempo rappresentava una innovativa tecnica di ingegneria genetica: la terapia genica.

Continuai per quasi sette anni, passando per la chimica, i tumori, il diabete e i gliomi lavorando al contempo anche nel settore della comunicazione scientifica e del giornalismo tech.

Fino a quando decisi che era tempo di esplorare il concetto di salute dal punto di vista digitale. Eh sì, il digitale stava permeando ogni settore della vita umana anche quello delle cure, della prevenzione e dell’assistenza. Pertanto conseguì il titolo di esperto in e-Health.

Occuparmi di consulenza, comunicazione e marketing sui temi tecnologici anche sfruttando le mie conoscenze in ambito scientifico è sempre stato il mio obiettivo. Tutta la mia carriera ruota intorno al binomio scienza e tecnologia.

Oggi, a quasi 40 anni, con una carriera attiva nel settore blockchain, con orgoglio posso dire di non avere mai lasciato veramente le neuroscienze. Nell’ultimo quinquennio infatti ho continuato a condurre ricerche in maniera indipendente allo scopo di formulare una teoria sulla comunicazione brain-to-brain senza interposizione di macchine e disegnare un nuovo paradigma neurofisiologico che stabilisca il collegamento tra alcune delle maggiori patologie a carico del sistema nervoso neurodegenerative e non.

La scienza e la tecnologia hanno bisogno l’una dell’altra, soprattutto perché la tecnologia può accelerare in alcuni casi i tempi della scienza e può migliorare la qualità delle sue scoperte.

Come ti sei avvicinata al mondo delle criptovalute? La tecnologia ti ha sempre affascinato o è stata una scoperta recente?

Come dicevo, questo legame c’è stato da sempre. L’informatica mi ha affascinava, ricordo ancora la prima volta che ho aperto un computer per guardarci dentro.

Ho scoperto bitcoin nel 2016. Un collega raccontava di avere fatto degli investimenti in una nuova valuta del tutto virtuale. In quel momento non riuscì ad apprezzare il valore della cosa, avevo in mente solo il concetto di speculazione.

Tuttavia, tra la fine del 2016 e gli inizi del 2017 (5 anni fa), un altro collega mi parlò nuovamente di bitcoin e della blockchain.

Fu allora che capii che non c’era da tempo da perdere, bisognava mettersi a studiare, perché bitcoin era il futuro, il mio futuro.

Pertanto, dopo avere letto tutti i libri in lingua inglese che erano stati pubblicati fino a quell’anno e decine di pubblicazioni, mi recai all’estero per fare esperienza con le ICO. Le operazioni di finanziamento tramite crowdfunding di nuovi token e progetti blockchain-based e da lì non mi sono fermata più.

Nel 2017 hai fondato Blockchain Ladies, una community al femminile che aggrega tutte le professioniste della blockchain nel mondo. In che modo i membri della community possono aiutarsi e fare networking tra loro?

La nostra è una community online che vive attraverso i social, uno strumento che se impiegato al meglio permette realmente di modificare il destino delle nostre vite. Poter raggiungere persone così fisicamente distanti e poter comunicare con loro attraverso molteplici forme di linguaggio (un video, una chat, un’immagine, un post, un evento, una storia) è la chiave per raggiungere i propri obiettivi, trovare risposte ai quesiti e costruire insieme ad altri quello che avevamo progettato, pensando fosse amato solo da noi. La condivisione è la chiave.

Pertanto le professioniste che aderiscono a Blockchain Ladies si incontrano periodicamente nelle chat e nei gruppi per reclutare personale (quando sono imprenditrici e anche per conto delle imprese), suggerire gli eventi del momento a cui prendere parte, i libri e i report di prossima usciti da leggere, i corsi migliori in cui “addestrarsi”.

Nascono in questo modo collaborazioni inimmaginabili, si finisce per scrivere un volume insieme ad altre, oppure un articolo a quattro mani, si mettono su progettualità nuovo nate dall’incontro con altre esperte.

La parola “aiuto” che hai usato nella domanda mi piace molto, perché è questo il vero senso di ogni community: aiutarsi perché insieme si è più forti.

Il titolo del tuo TEDxNapoli è “Chains that will give us back freedom: Blockchain Power”: le “catene” della blockchain possono liberare anche le donne?

Le donne per liberarsi hanno bisogno di maggiore consapevolezza, nelle potenzialità che hanno, nelle mete che possono raggiungere, anche le vette. Perché questo accada devono abbandonare ogni forma di pigrizia e capire che ancora non siamo in epoca di eguaglianza e che questa è una lotta, una lotta di potere. Raggiungere quelle vette richiede sacrificio, non è ammessa alcuna forma di pigrizia mentale, né di paura nell’andarsi a prendere ciò che vogliamo, che ci appartiene e che ci spetta (se ne siamo all’altezza).

Le donne che si sono strette intorno alla blockchain stanno facendo esattamente questo: si stanno prendendo la rivincita. Il loro riscatto è lavorare in ambienti predominati da uomini e avanzare a testa alta anche quando la maggior parte di questi tenta di riportarle giù da quelle vette.

Le donne devono cercare questa grinta come spinta dall’interno e poi comprendere che solo affiancandosi ad altre donne e collaborando con loro sarà possibile riappropriarsi del potere.

La blockchain in questi anni è stata proposta più volte come soluzione per la segnalazione sicura e anonima di atti di violenza, pertanto, sì, anche fattivamente questa tecnologia può aiutarci come strumento di denuncia di abusi, discriminazioni, mobbing e altro.

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere al pubblico di WomenX Impact?

Quello che ho imparato, in tutta onestà, è che la libertà è qualcosa che nessuno può toglierti veramente. Nel senso che se abbiamo perso la libertà è perché abbiamo ceduto, abbiamo abbassato le difese, abbiamo mollato perché qualcuno o più di uno ha provato a renderci incredibilmente fragili e a scoraggiarci. Allora sta a noi non mollare, non lasciargli fare questo. E poiché, appunto, la libertà, come dicevo, non si può perdere, bisogna più di ogni altra cosa rialzarsi e andarsela a riprendere. E così, noi riacquisteremo la nostra libertà di uguaglianza.

Scopri di più sul talk di Caterina Ferrara sul palco di WomenX Impact consultando il programma ufficiale dell’evento!

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