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“Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco)” di Sophie Irwin – Un salto nella Regency Era

Un salto nella Regency Era nella nuova puntata della rubrica Recensioni in Rosa, a cura di Alessandra Carminati che, come di consueto, seleziona e recensisce per voi i migliori libri, film o serie TV in cui spicca una figura femminile.

Sophie Irwin, originaria del Dorset ma trasferitasi a Londra per lavorare nel mondo dell’editoria, è appassionata di narrativa storica, che ha studiato a lungo, immergendosi specialmente nella lettura di documenti e antichi volumi risalenti alla Londra del periodo Regency. Le sue ricerche hanno evidentemente influenzato il suo romanzo d’esordio, Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco), edito da Mondadori, ambientato proprio in quel periodo storico, disponibile dallo scorso 7 giugno nelle librerie italiane ma già venduto in più di ventiquattro paesi.

Una lettura vivace e frizzante, una sorta di via di mezzo tra “Orgoglio e pregiudizio” e “Bridgerton, un libro che si legge tutto d’un fiato e di cui si apprezza l’ironia e il finale, ovviamente lieto.

Una giovane donna estremamente pragmatica

Kitty Talbot è una giovane donna alla ricerca di un marito ricco. Siamo nel 1818 e solo gli uomini hanno il privilegio di poter accumulare ricchezze, per le donne le possibilità sono estremamente limitate: o contraggono un buon matrimonio o possono al massimo aspirare a fare le governanti o le istitutrici, sempre che abbiano studiato.

Entrambe le professioni non garantiscono una retribuzione sufficiente per poter mantenere una famiglia, e la famiglia di Kitty è piuttosto numerosa.

Il padre ha lasciato in eredità a lei e alle sue quattro sorelle (la più piccola delle quali di appena dieci anni) una quantità ingente di debiti di gioco e Kitty sa che, essendo la maggiore, tutte fanno affidamento su di lei per non perdere il loro amato Netley Cottage e continuare a vivere serene.

Come se non bastasse, il suo fidanzato storico, che sarebbe stato ricco abbastanza da salvare la situazione, decide di abbandonarla a pochi mesi dal matrimonio, dimostrando una certa mediocrità di carattere e una spina dorsale praticamente nulla.

Eppure Kitty non si abbatte, anzi, si arma di una bella dose di pragmatismo e si mostra pronta a lottare per sé e per le sue sorelle, sa che l’unica soluzione possibile è quella di “rimboccarsi le maniche” e affrontare uno spietato campo di battaglia: la Stagione mondana londinese.

Si trasferisce quindi a Londra con Cecily, una delle sue sorelle dall’animo intellettuale e sognatore, nascondendo in parte alle altre, rimaste a Netley, la reale gravità della loro situazione. Una volta giunte in città, Kitty e Cecily vengono ospitata da “zia” Dorothy, una vecchia amica della loro madre, che si mostra subito disponibile ad aiutare la giovane nell’ardua impresa di trovare un buon partito.

Kitty sa che ha soltanto tre mesi di tempo per farlo e che dovrà usare ogni astuzia possibile per riuscire nell’intento. Ce la farà?

Puntare in alto

Fin da subito appare evidente come l’alta società londinese abbia regole ferree e di certo non accolga a braccia aperte i nuovi arrivati, soprattutto quando questi non possono presentare un certo pedigree o fare affidamento sui giusti contatti.

Zia Dorothy, non essendo di nobili natali, non ha di fatto accesso agli ambienti più esclusivi, pertanto all’inizio non può che proporre a Kitty pretendenti che, seppure benestanti, non sono abbastanza ricchi per poter davvero salvare lei e le sorelle.

Nonostante la zia cerchi di farla ragionare, Kitty sa di non potersi accontentare, deve tentare il “colpaccio” e fa di tutto per entrare nella cerchia che conta per davvero, aiutata in questo, in modo del tutto fortuito, proprio dalla svagatissima Cecily.

Da questo momento in poi vediamo Kitty escogitare stratagemmi sempre più complicati per farsi notare, per essere invitata a balli ed eventi mondani. Tutto questo impegno nel cercare un marito abbiente ricorda in parte anche il film “Come sposare un milionario” con Marilyn Monroe, solo che in questo caso l’astuzia di Kitty, dettata dall’amore profondo per le sorelle e dal suo volersi prendere cura di loro, la tramuta in una vera e propria forza della natura: una donna poco convenzionale che impara velocemente a sfruttare le convenzioni a suo vantaggio, restando però sempre onesta con sé stessa.

Un piccolo grande ostacolo

Ovviamente, come in tutti i grandi piani e nonostante l’ardita strategia, l’imprevisto è in agguato.

Kitty ha puntato fin da subito Archibald de Lacy detto Archie, un giovanotto altolocato appartenente a una famiglia “ricca quanto i sovrani”, peccato però che il di lui fratello maggiore, tale Lord Radcliffe, capisca immediatamente il gioco della ragazza e non sia disposto a dargliela vinta, non vuole proprio che il suo giovane fratellino si faccia accalappiare da quella che lui crede essere solo un’arrampicatrice sociale.

Senza indugi, Lord Radcliffe affronta subito Kitty a carte scoperte e a questo punto sembrerebbe finita per la nostra eroina invece… invece Kitty si trova a ribaltare la situazione e a chiedere “aiuto” proprio a lui.

In realtà quella di Kitty più che una richiesta di aiuto ha le caratteristiche di un persuasivo ricatto: lascerà in pace Archie se l’orgoglioso Lord la aiuterà nella sua ricerca di un pretendente.

Come? Innanzitutto spiegandole come districarsi tra le mille regole non dette dell’alta società, in modo da non incorrere in pericolosissime gaffe, e poi dandole “dritte” sulle reali condizioni economiche dei papabili scapoli che avrà modo di incontrare (sia mai che un titolato si riveli in realtà povero in canna e pieno di debiti!).

Inutile dire che questo loro accordo li porterà ad affrontare situazioni talvolta esilaranti ma, soprattutto, darà vita a vivaci battibecchi in cui i due si affronteranno alla pari, ognuno conscio della reale identità e delle reali intenzioni dell’altro.

Nessuna finzione tra questi due personaggi, i loro dialoghi diretti e privi di moine nulla hanno a che fare con gli scambi educati, e a prova di etichetta, richiesti dalle rigide convenzioni sociali del tempo e, proprio per questo, risaltano ancora di più nel contesto, risultando persino in un certo qual modo comici.

Un finale col botto

Sempre più determinata a raggiungere il suo obiettivo Kitty si districa tra balli di società, eventi mondani, spasimanti impacciati o troppo noiosi, il tutto affrontando brillantemente anche qualche gaffe di troppo e superando le difficoltà più disparate con astuzia, garbo e tanta strategia.

Eppure la sua è una furbizia buona, ha uno scopo da perseguire ma lo fa cercando per quanto possibile di rimanere sincera.

Non nasconde le sue difficoltà economiche né il fatto di avere quattro sorelle di cui occuparsi e, alla fine, si prodigherà anche in un salvataggio rocambolesco, mettendo in secondo piano l’interesse personale.

Quest’azione di salvataggio (ce ne sarà anche un’altra più o meno contemporanea che però non la vedrà protagonista) mostra al lettore una volta di più come, dietro tutto il pragmatismo e la tenace determinazione, Kitty sia fondamentalmente una persona dotata di buon cuore.

Proprio quando la Stagione mondana sta per terminare, e dopo aver superato varie peripezie, Kitty riesce a ottenere il suo agognato lieto fine, che di fatto appare molto più lieto di quanto avesse inizialmente sperato: non soltanto lei e le sue sorelle salderanno i debiti e potranno tenere Netley Cottage ma, cosa ancora più importante, il suo matrimonio non sarà di pura convenienza.

Il finale vede una Kitty sì pragmatica ma anche, e soprattutto, felicemente innamorata.

Una lettura piacevole

Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco)” è un romanzo divertente e brioso, moderno seppur con qualche ammiccamento ai grandi classici.

La protagonista Kitty piace perché è una donna intelligente, vivace, la sua mentalità moderna la rende capace di affrontare le ipocrisie della società in cui vive in modo pragmatico, portandola a rifiutare di stare alle regole, soprattutto quando queste non fanno nulla per avvantaggiarla.

Difficile trovare un carattere simile in un romanzo della Austen o delle sorelle Brontë, impossibile immaginare una delle loro eroine comportarsi come Kitty o parlare in modo tanto schietto e diretto con un rappresentante del sesso opposto.

D’altra parte Sophie Irwin non è un’autrice ottocentesca, ha solo deciso di ambientare il suo romanzo nell’epoca Regency, inserendovi una protagonista femminile anticonvenzionale e anticonformista che riconosce le regole per quello che sono e, seppure trovandole ipocrite, fa di tutto per volgerle a proprio vantaggio.

Sia Kitty che Lord Radcliffe sono personaggi smaliziati, le loro interazioni sono descritte in modo realistico, il loro scopo è chiaramente quello di permettere a entrambi di conoscersi per quello che sono realmente, di far apprezzare loro il fatto che, in fondo, entrambi vorrebbero il meglio per le persone che amano e per questo tendono a proteggerle facendo ricorso a ogni mezzo possibile.

La scrittura della Irwin è tutto sommato scorrevole, i personaggi secondari sono ben caratterizzati e ognuno ha un suo ruolo ben preciso, talvolta inaspettatamente cruciale, nello svolgimento della vicenda.

Certo, il finale è un po’ scontato ed è anche giusto che sia così, un classico happy end in grado di regalare a chi legge un sorriso e tanta voglia di leggerezza e, di questi tempi, non è poco.

 

Alessandra Carminati

 

 

 

 

 

 

 

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