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“Big Little Lies” di Liane Moriarty – E se le bugie più pericolose fossero quelle che ci raccontiamo ogni giorno?

Per te una storia di piccole grandi bugie nella nuova puntata della rubrica del blog WomenX Impact: Recensioni in Rosa, a cura di Alessandra Carminati che selezionerà e recensirà per voi i migliori libri, film o serie TV in cui spicca una figura femminile.

Big Little Lies”, in italiano “Piccole grandi bugie”, è un romanzo della scrittrice australiana Liane Moriarty, pubblicato per la prima volta nel 2014.

Non si tratta di un’opera prima, l’autrice si era già fatta notare in precedenza con altri romanzi, tra cui “The Husband’s Secrets”, tuttavia è forse “Big Little Lies” che l’ha resa ancora più conosciuta al grande pubblico.

Il motivo di tanto successo è, in parte, legato anche alla miniserie targata HBO tratta proprio dal romanzo, miniserie in cui Nicole Kidman e Reese Witherspoon figurano non solo tra le interpreti principali, ma anche tra i produttori. Inizialmente le due attrici avevano addirittura opzionato i diritti del romanzo, con l’idea di portarlo sul grande schermo.

È naturale che l’interesse mostrato al libro da due celebrità di questo calibro sia già di per sé una garanzia di successo. Inoltre, sia la Kidman che la Witherspoon sono particolarmente attente quando si tratta di scegliere soggetti da interpretare e portare sullo schermo. Prediligono storie che mettano in primo piano figure femminili, caratteri che siano sfaccettati e complessi. La Witherspoon, per di più, è anche proprietaria di una casa di produzione, la Hello Sunshine, che ha come obiettivo dichiarato quello di produrre soprattutto storie di donne.

Big Little Lies”, in base a queste premesse, sembra essere un libro che vale la pena leggere e, una volta terminata la lettura, non posso che confermarlo.

Un mistero intrigante

Il libro si apre con un primo capitolo che, di fatto, è una sorta di prologo. Un’anziana donna vive con la sua gatta vicino a una scuola elementare: è sera, sa che c’è una qualche festa nella scuola, una serata quiz in costume, ma qualcosa non torna. Urla, confusione, la donna all’inizio non capisce bene cosa stia succedendo, vede alcuni genitori, uomini vestiti da Elvis Presley e donne da Audrey Hepburn, disperdersi, scappare, alcuni sembra stiano facendo a pugni. Una festa che si è tramutata in rissa forse?

Il capitolo si conclude con stralci di testimonianze brevissime, raccolte da voci diverse, coloro che erano presenti alla serata quiz tentano di dire la loro, di capire cosa sia successo o, semplicemente, di fare gossip. I commenti sono variegati, slegati tra loro. L’ultimo, però, è quello di un detective di polizia che ricorda a tutti che non si tratta di un circo, ma che hanno a che fare con un’indagine per omicidio.

Qualcosa di terribile quindi è avvenuto, ma cosa esattamente? E chi è la vittima?

Grazie a questo espediente narrativo, l’attenzione del lettore è catturata fin dal principio, ma per avere delle risposte chiare dovremo aspettare, visto che il secondo capitolo ci porta indietro nel tempo, a sei mesi prima della fatidica serata quiz.

Per scoprire cosa è successo non resta che armarsi di pazienza e continuare a leggere.

Ogni piccola comunità ha i suoi grandi segreti

L’azione si svolge in una piccola cittadina australiana, un ambiente idilliaco quasi da cartolina: una comunità unita, un luogo sicuro dove far crescere i propri figli, l’oceano a due passi… Insomma, chi non vorrebbe vivere in un posto del genere?

Tre sono i personaggi principali, le cui storie si intrecciano e si influenzano vicendevolmente: Jane Chapman, una giovane madre single che, insieme al figlioletto Ziggy, si è appena trasferita, Madeline Martha Mackenzie, una donna energica che non dimentica e non perdona e, infine, Celeste White, talmente perfetta da risultare irreale.

Sembrerebbero tre caratteri completamente diversi tra loro, apparentemente niente le accomuna se non il fatto di aver iscritto i loro figli alla stessa scuola ma, in realtà, qualcosa di ben più profondo le avvicina: ognuna di loro, a suo modo, è profondamente infelice.

L’autrice alterna la narrazione tra questi tre personaggi, svelando a poco a poco qualche dettaglio in più sulla loro storia personale, il tutto senza farci dimenticare l’”elefante nella stanza”, sappiamo che i fatti che ci sta narrando porteranno a un omicidio.

Non ci è concesso dimenticarlo anche perché, a conclusione di ogni capitolo, vengono di volta in volta riportate nuove testimonianze, raccolte da una giornalista, che puntano a speculare su quanto avvenuto durante la serata quiz. Una serie di voci fuori campo, di dettagli raccolti qua e là, pettegolezzi per lo più, di caleidoscopici punti di vista che, più che ricostruire i fatti, gettano benzina sul fuoco.

Nessuno sa davvero cosa sia successo, queste “testimonianze” appaiono a volte comiche, modificano la realtà ma, d’altronde, si sa che ogni piccola comunità ha i suoi scheletri nell’armadio… Scopriremo mai la verità?

Jane, Madeline e Celeste: a volte ciò che appare non è…

Jane Chapman è da poco arrivata nella nuova città, ancora non si è completamente ambientata, ma fa del suo meglio per garantire a sé stessa e al piccolo Ziggy un nuovo e promettente inizio. Il bambino ha cinque anni, è vivace, affettuoso, nel complesso sembra avere un bellissimo rapporto con la madre.

Jane lo ha iscritto a scuola e, proprio il primo giorno, mentre lo sta accompagnando, ha modo di fare la conoscenza di Madeline, donna energica che fin da subito appare una vera e propria forza della natura.

Veniamo ben presto a sapere che Madeline è sposata in seconde nozze con Ed (un uomo di una pazienza infinita), che da lui ha avuto due figli (di cinque e sette anni) e che ha anche una terza figlia, già teenager, avuta dal primo marito Nathan. Madeline fatica a perdonare, non ha ancora sotterrato l’ascia di guerra con il primo marito e nutre una forte antipatia per Bonnie, la seconda moglie di Nathan, una donna più giovane e molto New Age.

Di primo acchito Jane e Madeline sembrano non avere nulla in comune: la prima è calma e molto riservata, mentre la seconda ostenta un carattere forte e sicuro. Eppure Madeline si mostra subito disponibilissima con Jane, la prende sotto la sua ala protettiva, felicissima di scoprire che Ziggy frequenterà la stessa scuola dei suoi figli più piccoli.

Madeline presenta poi la sua amica Celeste a Jane. Celeste, delle tre, sembra la classica donna che ha ottenuto tutto dalla vita: una bellezza fuori del comune, un marito affascinante e di successo che la ama, due figli adorabili; in poche parole la perfezione, almeno in apparenza…

Inaspettatamente, sarà proprio il primo giorno di scuola dei loro figli ad avvicinare Jane, Madeline e Celeste in una maniera che nessuna delle tre avrebbe potuto prevedere: un’accusa di bullismo, rivolta al piccolo Ziggy, porterà in breve alla superficie crisi antiche e rivalità sopite tra i genitori. Alcuni si schiereranno con Jane (tra questi Madeline e Celeste) mentre altri non lo faranno anzi, tenderanno a emarginarla.

Scavare in profondità…

Ziggy è davvero un bullo? È possibile che un bambino così tenero all’improvviso si comporti male?

Il bullismo è uno dei temi delicati che il libro, in modo sensibile e attento, decide di toccare ma l’autrice non si ferma qui. Liane Moriarty, con uno stile semplice e sicuro al tempo stesso, ci insegna che la crudeltà può assumere molteplici aspetti, il bullismo è solo uno dei tanti.

Non è forse crudele anche l’insegnante di Ziggy quando chiede ai suoi alunni di disegnare il loro albero genealogico? Ziggy non conosce l’identità del padre, l’insegnante non ha pensato che un compito simile per qualcuno avrebbe potuto essere complesso? Magari doloroso?

E le madri che ostracizzano Jane? Non sono un tantino folli e vendicative?

E cosa dire di Jane, Madeline e Celeste? Le loro vite sembrano così perfette o, perlomeno, normali ma, una volta gettate in una situazione difficile, il loro carattere emerge e con esso verità che avrebbero voluto tenere nascoste agli altri e a sé stesse.

Scavando in profondità nell’animo dei suoi personaggi l’autrice porta alla superficie realtà che tutto sono tranne che perfette. Traumi passati e mai superati, violenze domestiche descritte attraverso piccoli momenti, attimi in cui l’atmosfera cambia impercettibilmente e una parola, un dialogo, trasformano di colpo Dr. Jekyll in Mr. Hyde.

Pian piano i pezzi del puzzle si uniscono.

Scopriamo con stupore chi è il padre di Ziggy, vediamo cosa Celeste nasconde dietro la facciata di donna e moglie perfetta, capiamo che Madeline, così tanto energica, teme in fondo che la figlia maggiore le preferisca Bonnie e si ostina a fare l’offesa per nascondere la sua reale fragilità…

Jane, Madeline e Celeste ne escono come caratteri vibranti, autentici, fragili e forti al tempo stesso. La loro amicizia le sostiene, arrivano a confidarsi l’un l’altra e questo le rende più forti.

Il loro non è un cambiamento repentino ma attraversa le pagine, un passo alla volta le vediamo reagire, prendere in mano le loro vite, affrontare le verità che volevano sfuggire, smetterla di mentire, soprattutto a sé stesse, perché spesso sono le bugie che ci raccontiamo a essere le più pericolose da portare avanti.

Chi è il colpevole?

Il mistero sull’identità della vittima della serata quiz non resta irrisolto. Scoprire finalmente cosa è successo realmente quella notte lascia una sorta di amaro in bocca. Ce lo aspettavamo? Forse o forse no, non del tutto.

Anche in questo caso, Liane Moriarty è stata molto brava a confondere alcune carte.

Ma una volta svelato il mistero, risulta evidente come non fosse questo il perno centrale del libro. Big Little Lies” non è un giallo, è prima di tutto la storia di tre donne che affrontano i loro demoni e ne escono vittoriose, maturate, più consapevoli e ancora più unite.

Gli ultimi due capitoli sono ambientati rispettivamente quattro settimane dopo e un anno dopo la serata quiz. Jane, Madeline e Celeste hanno voltato pagina, sono più serene, pronte a guardare al futuro, i loro segreti non le tengono più prigioniere, mentire non è più necessario.

Chiudiamo il libro con il sorriso sulle labbra, felici anche di avere conferma che il piccolo Ziggy non era un bullo.

 

Alessandra Carminati

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