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“Maid” – La lotta di una donna per il riscatto

Una nuova puntata della rubrica del blog WomenX Impact: Recensioni in Rosa, a cura di Alessandra Carminati che raccoglierà e scriverà per voi le migliori recensioni di libri, film o serie TV in cui spicca una figura femminile.

Ispirata al memoir di Stephanie Land, la miniserie “MAID” (dieci episodi di circa un’ora ciascuno) è stata uno dei successi targati Netflix del 2021.

Protagonista è Alex, interpretata da un’intensa e fenomenale Margaret Qualley, giovane madre alle prese con il tentativo di salvare sé stessa e la figlioletta Maddy, di soli due anni, da una situazione complessa di abusi domestici.

La storia non è delle più semplici, alterna momenti di estrema tenerezza e ottimismo ad altri decisamente più strazianti e demoralizzanti, tuttavia, episodio dopo episodio, l’attenzione dello spettatore viene completamente catturata.

Seguiamo le peripezie e le disavventure di Alex parteggiando per lei: soffriamo e gioiamo insieme a lei, apprezziamo il suo coraggio e la sua forza di volontà. Ci sentiamo coinvolti, grazie a una sceneggiatura non soltanto ben scritta, ma anche ben recitata.

Nonostante “MAID” affronti temi decisamente delicati, cerca di farlo in modo autentico, mostrando il lato più umano e vulnerabile di una donna che fa di tutto per riscattare la sua indipendenza, non solo economica ma anche e soprattutto individuale.

Sola e senza casa 

Nel primo episodio vediamo Alex fuggire in auto nella notte con la piccola Maddy. È nervosa, spaventata, guida con negli occhi la paura e il terrore di essere seguita.

Cerca di tranquillizzare la figlia ma, delle due, è lei quella chiaramente più sconvolta. Capiamo, da qualche veloce fotogramma montato in stile flashback, che una manifestazione violenta del compagno l’ha terrorizzata al punto tale da spingerla alla fuga, nonostante sia senza soldi e non sappia dove andare.

Sappiamo che Alex è praticamente senza soldi grazie a un espediente visivo: sullo schermo appaiono in sovraimpressione modeste cifre in dollari, si tratta appunto di quel poco, pochissimo, che la donna possiede, e vediamo le cifre scendere inesorabilmente a ogni minima spesa, portando fin da subito Alex a fare rinunce per evitare di “andare in rosso”.

La giovane donna non può permettersi praticamente nulla, a malapena riesce a fare benzina e a comprare uno snack per la figlia. Eppure sa di aver fatto la scelta giusta fuggendo, non solo per sé stessa ma, soprattutto, per la piccola Maddy.

Fin dall’inizio la vediamo affrontare i problemi con una certa dose di coraggio: non si perde d’animo, non si lamenta, non vuole pesare sugli altri, sa che può contare solo sulle sue forze.

Vederla costretta a dormire per terra in una stazione è straziante, ammiriamo il suo orgoglio ma, nello stesso tempo, ci sembra quasi impossibile che una donna con una bambina così piccola non abbia nessuno dalla sua parte.

D’altra parte Alex, per motivi che verranno chiariti in seguito, non ha un buon rapporto con il padre, e la madre Paula (interpretata magistralmente da Andie MacDowell) è un’artista fuori dai generi, uno spirito libero perso nel suo mondo.

Una burocrazia impenetrabile

In cerca di una sistemazione per sé e per Maddy, Alex inizia un lungo cammino attraverso i sentieri imperscrutabili della burocrazia: siamo in America, ma moduli e scartoffie da riempire sono una costante in qualunque luogo ci si trovi.

Alex deve farsi strada attraverso un labirinto demoralizzante di cavilli: vorrebbe accedere all’assistenza sovvenzionata ma non può farlo se non ha un lavoro, e non può trovare un lavoro se non ha assistenza.

In un primo momento, non crede neanche di avere diritto a essere accolta in un rifugio per donne vittime di violenza domestica, perché gli abusi da lei subiti sono stati di natura emotiva e non fisica. È come se non comprendesse la reale gravità di quello che le è successo.

Il suo cammino di risalita inizierà invece proprio accettando l’accoglienza del rifugio e trovando lavoro come donna delle pulizie, anche se, come vedremo, non sarà assolutamente un cammino tutto rose e fiori.

Un percorso a ostacoli

Da questo momento in poi vediamo Alex affrontare una serie di ostacoli e imprevisti tali da far perdere la calma e la serenità a chiunque.

Traslochi continui (per le ragioni più disparate e spesso scoraggianti), aiuti prima offerti e poi negati, riavvicinamenti che non portano a nulla di buono…

Sullo sfondo, il suo lavoro di donna delle pulizie che la avvicina a mondi e realtà diverse, alcune delle quali davvero privilegiate.

Per quanto il lavoro sia pesante, e spesso poco riconosciuto e apprezzato da alcune delle sue clienti che a malapena la notano, è grazie a esso che Alex trova l’ispirazione per rimettersi a scrivere, e la scrittura si rivela catartica.

Scrivere è una valvola di sfogo per la giovane donna. Prima della nascita di Maddy, la sua bravura le aveva permesso di vincere una borsa di studio per frequentare una prestigiosa università del Montana, il suo sogno era quello di diventare una scrittrice ma aveva dovuto accantonarlo… e se ora avesse una seconda opportunità?

Inutile dire che il suo ex compagno, a cui Alex si è nel contempo riavvicinata, tenterà di metterle i bastoni fra le ruote, e se inizialmente la situazione sembra davvero poco favorevole alla donna, alla fine i nodi verranno al pettine.

Perché “MAID” non è solo la storia di Alex

Credo che il successo di “MAID” sia imputabile in gran parte alla forza della sua protagonista, al suo carattere così sfaccettato e reale. La vediamo combattere, cadere e rialzarsi più e più volte, perdere la speranza e recuperarla, entrare in una sorta di depressione, isolarsi, rassegnarsi e poi reagire di nuovo, superando lo sconforto. Per quanti colpi riceva, non si arrende. Prima o poi, l’istinto di lottare che è in lei riemerge.

Alex non è una super donna, né una supereroina, non ha super poteri e ha fatto mille scelte sbagliate eppure, nonostante le batoste prese riesce a ritrovare il suo posto nel mondo, la sua dimensione. Si riappropria con tenacia della sua identità e della sua indipendenza.

Il suo è un esempio di enorme coraggio e dignità, tocca il fondo ma trova la forza di risalire faticosamente, un passo alla volta.

Ma “MAID” non è soltanto Alex, il suo non è l’unico personaggio pienamente realizzato, tutti coloro che le stanno intorno contribuiscono al successo della storia.

Andie MacDowell nel ruolo di Paula, madre della protagonista, è un misto di follia e tenerezza, e il suo rapporto con l’attrice che interpreta Alex è reso ancor più verosimile dal fatto che le due sono madre e figlia anche nella realtà. Sullo schermo la loro complicità e la loro naturalezza sono a dir poco eccezionali.

Il compagno di Alex, Sean, è un uomo che vorrebbe essere migliore ma l’alcol e la debolezza lo fanno ricadere negli errori del passato. Eppure anche lui è un personaggio costruito sui toni del grigio, in alcuni momenti è orribile, commette numerosi errori ma, alla fine, cerca di fare ammenda.

Intorno a loro un microcosmo di caratteri diversi tra loro, a volte a malapena accennati, a volte scoperti pian piano. Ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti, creature molto più reali e complesse di quello che si potrebbe pensare.

La forza di “MAID” è forse proprio questa: nessun personaggio è scontato, nessuno riesce a essere definito da un’unica etichetta.

Nel corso dei dieci episodi, Alex impara ad affrontare non solo un mondo difficile e poco incline ad aiutare chi realmente ha bisogno, ma anche chi le sta intorno.

Il finale, con la sua nota di speranza e fiducia nel futuro, ci ricorda che i sogni si possono realizzare anche quando sembra impossibile. Basta non mollare mai.

 

Alessandra Carminati

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