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Il coraggio di restare nella propria terra: la pittura dei dettagli di Ilaria Lafronza

Vi diamo il benvenuto nella rubrica “Warriors”, lo spazio del blog curato da Graziana Gesualdo, dedicato alle donne guerriere, a chi affronta le proprie battaglie con coraggio e determinazione.

Oggi siamo felici di intervistare Ilaria Lafronza, pittrice diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Bari che, dal 2016, cerca di “conquistare il mondo” attraverso le sue mini tele, piccolissimi dipinti delle dimensioni di 5x7cm e 10x7cm.

Ciao Ilaria, benvenuta! Grazie per aver deciso di condividere con noi un pezzetto della tua vita. Raccontaci qualcosa di te.

«Ciao Graziana, grazie per questo caloroso benvenuto! Sono Ilaria Lafronza, ho 29 anni, la testardaggine di una cinquenne che non andrà via dal negozio se qualcuno non le comprerà le bolle di sapone e la dolcezza di una nonna che deve far mangiare qualsiasi persona varchi la porta di casa sua.
Da poco più di un anno ho una piccolissima bottega nel centro storico di Giovinazzo, in Puglia, un traguardo che non credevo di riuscire a raggiungere. Direi quindi che, oltre alla testardaggine e alla dolcezza, posso aggiungere un’altra caratteristica: l’insicurezza di sottofondo.

Cosa faccio nella mia bottega? Dipingo tele, mi sono specializzata in quelle mini, quasi tutte di 5x7cm e 10x7cm.»

“Warriors” è la rubrica dedicata alle donne guerriere, a chi affronta le proprie battaglie con le unghie e con i denti. Quali sono state le tue?

«La mia battaglia più grande è quella che vivo quotidianamente ed è una sfida costante: avere un’attività è una finestra sul mondo che mi ha permesso di capire tante cose e di affrontare diverse difficoltà. Mi è stato chiesto più volte chi fosse il mio capo, dando per scontato che la bottega non fosse mia; ho ricevuto consigli non richiesti da parte di chi diceva di avere più anni di esperienza (in un settore diverso), sono stati sminuiti i miei anni di studio e di conseguenza tutto ciò che, da tempo, realizzo con impegno e passione. Sono diversi gli episodi spiacevoli che hanno contraddistinto questo primo anno di esperienza, ma sono grata che siano pochissimi in confronto agli abbracci, ai sorrisi, agli incoraggiamenti e, perché no, alle critiche costruttive.» 

Quali sono stati gli insegnamenti più grandi che hai tratto da queste esperienze?

«Ho cercato di regolare i condotti lacrimali e ho capito che serve tanta calma e pazienza, che a volte ciò che è sbagliato è semplicemente il modo di porsi, non l’intenzione. Ho imparato che il confronto deve essere sano e che, se una persona entra in bottega solo per cercare uno scontro, non devo sprecare troppe energie. L’importante è far sì che la gentilezza non ci abbandoni mai.»

Cosa ti ha spinto ad avviare un’attività proprio al sud?

«La voglia di restare. Da bambina, fino ai 6 anni, trascorrevo solo le vacanze dai miei nonni a Giovinazzo, la città in cui poi ci siamo trasferiti. Ho provato sensazioni contrastanti per molto tempo, durante i miei studi avrei voluto solo fuggire, essere sempre altrove. Ho poi compreso che cercare di smussare le cose, guardandole da un punto di vista diverso, fosse una bella opzione da tenere in considerazione e che non volevo rinunciare a questa terra, alle mie radici, ai miei ricordi. Se lo dicessi alla Ilaria di qualche anno fa mi prenderebbe per pazza.» 

Quali sono gli stereotipi legati alla tua professione più duri da digerire? Come li affronti?

«La parola per eccellenza che non credo di riuscire a sopportare è “lavoretto”: annienta in poche sillabe tutto ciò che faccio. Perché, come per qualsiasi mestiere, il dipinto che si vede oggi non è solo il frutto di tot ore di lavoro, ma di anni che mi hanno permesso di ottenere quel risultato. Se oggi sono più veloce o più brava, lo devo anche e soprattutto alla me del passato.
Quindi, nel momento in cui, per descrivere il mio lavoro, viene utilizzata questa parola o simili, cerco di spiegare con gentilezza tutto ciò che c’è dietro, perché magari il messaggio non è arrivato.» 

Cosa significa per te dipingere?

«Dipingere per me è tutto, anche se non lo facessi come mestiere, continuerei in qualche modo. Non ho mai abbandonato matite e pennelli, per me è come respirare.» 

Cosa ti piacerebbe che le tue tele comunicassero?

«Mi piacerebbe che comunicassero tranquillità, lo spero soprattutto per le tele che provengono dalle mie idee o dai miei sentimenti più profondi.» 

Come è nata l’idea di specializzarti nella realizzazione di mini tele? A quali soggetti sei più affezionata e perché?

«L’idea è stata un incontro con il destino. Un’amica di ritorno da un viaggio me ne ha regalata una, bianca, perché era certa che ne avrei fatto qualcosa di bello. Ho sempre amato i particolari, i dettagli.
Se dovessi scegliere, di sicuro direi che i soggetti architettonici sono i miei preferiti perché mi permettono di essere più precisa e dettagliata: più sono complessi, più mi piace la sfida. Tra le altre tele sicuramente quelle Mare, le “Esprimi un desiderio” e le nuove arrivate “Prometto, prometti”.» 

Quali sono le “armi” che ti hanno permesso di essere la donna che sei oggi?

«Il pianto e la gastrite. Sembrerà insolito, ma il pianto per me è un’ ”arma” fondamentale, un po’ come lo era per Sailor Moon. Mi ha aiutata a liberarmi, a rafforzarmi. La gastrite mi aiuta a comprendere quando è il momento di mettere un punto.»  

Cosa diresti alla Ilaria di ieri e a quella di oggi?

«Alla Ilaria di ieri direi che il suo posto nel mondo l’ha trovato, a quella di oggi dico di impegnarsi sempre per far sì che questo posto sia anche quello del futuro.»

“Warriors” è condivisione, speranza, forza, una voce che sussurra: “Non sei solǝ!”. Se dovessi elencare 5 consigli per chi si trova nella tua stessa situazione, quali sarebbero?

«Consiglierei di essere sempre gentili, disponibili, professionali, empatici e di non lasciarsi mai sopraffare dai momenti no.»

 

Grazie per aver condiviso con noi una parte importante della tua vita, Ilaria. Sono certa che il tuo racconto aiuterà moltǝ di noi a sentirsi meno solǝ.

«Lo spero davvero! È bello sapere di non essere solǝ, che dall’altra parte c’è sempre qualcunǝ prontǝ ad ascoltarti. Sono io a ringraziare te, Graziana, è stato un piacere conoscerti e chiacchierare.» 

 

Graziana Gesualdo

 

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