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“All’ombra di nessuno” – Storia di una donna forte ma…

Una nuova puntata della rubrica del blog WomenX Impact: Recensioni in Rosa, a cura di Alessandra Carminati che raccoglierà e scriverà per voi le migliori recensioni di libri, film o serie TV in cui spicca una figura femminile.

All’ombra di nessuno” di Tahmima Anam, scrittrice e giornalista bengalese, è uno di quei romanzi che, sulla carta, hanno tutte le caratteristiche per risultare avvincenti, in primis grazie a una protagonista, la giovane Asha Ray, donna brillante, intraprendente e dotata di forte personalità.

Il titolo originale, “The Start-Up Wife”, mi ha ricordato, forse a causa di una certa assonanza, un romanzo degli anni settanta scritto da Ira Levin: “The Stepford Wives”. Di quest’ultimo sono stati prodotti ben due adattamenti per il grande schermo, il più recente dei quali, uscito nel 2004 in Italia con il titolo “La donna perfetta”, aveva come protagonista Nicole Kidman, che si trovava circondata dalle mogli perfette e robotiche di Stepford, create per essere esattamente come le desideravano i loro mariti.

Le due storie sono estremamente diverse, sembra impossibile anche solo pensare di paragonarle, se non appunto per un titolo che “suona” simile. Eppure, una volta terminato il libro della Anam, non ho potuto fare a meno di ragionare sul fatto che, per quanto incredibile, anche la forte e geniale Asha Ray, abbia rischiato di tramutarsi, più che in una Start-Up Wife, proprio in una Stepford Wife.

Perlomeno, questa è stata la mia impressione. Ma andiamo con ordine.

Critiche entusiastiche per una storia originale e attualissima

Il libro della Anam, pubblicato in Italia da Garzanti nel febbraio del 2022, ha ottenuto critiche entusiastiche.

Il Daily Mail lo ha definito “Un romanzo frizzante e arguto sull’ambizione, l’amore e il femminismo”; Booklist, dal canto suo, ha puntato l’attenzione sullo stile della scrittrice affermando che: “Anam espone abilmente la disuguaglianza di genere in maniera coinvolgente”.

La storia, in effetti, attrae indiscutibilmente per la sua attualità e, fin dalle prime pagine, incuriosisce il lettore. Le aspettative, a inizio lettura, sono subito piuttosto alte.

La protagonista

La protagonista del romanzo è Asha Ray, giovane donna bengalese emigrata con i genitori negli Stati Uniti quando ancora era una ragazzina.

Della sua adolescenza viene fornito qualche cenno sporadico, in stile flashback: la difficoltà di ambientarsi in una nuova scuola, i pochi amici, il sentirsi “diversa” anche solo per il fatto di portarsi sempre da casa un cestino da pranzo a base di riso e curry (cibo ritenuto insolito per i compagni di classe americani), la cotta non ricambiata per il bellissimo Cyrus Jones (che neanche la nota).

Ma Asha è brillante, geniale persino. Si rifugia nella matematica, seguendo lezioni avanzate per la sua età e, una volta terminato il liceo, prosegue nella sua brillante carriera studentesca. Si laurea a pieni voti al prestigiosissimo MIT, ed entra successivamente nel corso di dottorato più ambito dai suoi compagni universitari.

Le si prospetta un cammino nella ricerca, un futuro di tutto rispetto.

Inizia quindi a sviluppare, come progetto per il dottorato, il Modulo Empatia, la sua aspirazione è quella di creare un sistema che sia in grado di integrare intelligenza artificiale ed emotività.

Insomma, sembra che la ragazza che faticava a integrarsi abbia trovato la sua strada: col tempo è riuscita a emergere grazie alle sue capacità e al suo talento, superando le iniziali difficoltà ad ambientarsi e la sua timidezza.

Fin qui il personaggio non può che essere stimato: Asha ha tirato fuori la sua grinta, ha cambiato look, è cresciuta, la sua è una personalità indubbiamente forte.

Ma ecco che, per una di quelle coincidenze del destino, riappare nella sua vita Cyrus, l’oggetto della sua prima indimenticabile cotta. Di lui Asha aveva perso ogni traccia, visto che il ragazzo aveva abbandonato il liceo in maniera alquanto bizzarra, saltando gli esami finali (esibendosi più che altro in interpretazioni artistiche e personalissime degli stessi) e senza diplomarsi.

Il grande amore

Inutile dire che, nonostante ai tempi del liceo Cyrus e Asha non si frequentassero neppure, ora che si sono ritrovati lui sembra vederla per la prima volta, si accorge di lei e di quanto sia in gamba.

Si sposano praticamente subito, senza neanche pensarci troppo su. L’amore con la A maiuscola sembra aver bussato alla loro porta e stavolta il timing pare impeccabile.

I neo-sposini non hanno inizialmente un nido tutto loro, vivono infatti con Jules, amico e già coinquilino di Cyrus, anche perché è proprio di Jules la casa in cui abitano.

Jules infatti appartiene a una famiglia molto benestante, ma i suoi lo considerano una pecora nera, una delusione (soprattutto a causa della sua omosessualità), cosa che non solo lo fa soffrire, ma suscita in lui un desiderio neanche troppo nascosto di farsi apprezzare.

Proseguendo con la lettura inquadriamo meglio anche il personaggio di Cyrus che ha tutte le caratteristiche dell’intellettuale, del sognatore; non ha un vero e proprio lavoro ma, grazie alla sua vasta conoscenza in materia di religioni e credenze riesce a suggerire, a coloro che lo interpellano, soluzioni personalizzate per celebrare momenti significativi della loro vita, unendo spesso riti provenienti da tradizioni diverse. La sua sembra quasi una vocazione, una spinta altruistica a fare del bene.

E se tutta questa sua conoscenza potesse essere incanalata in una App?

Se il sapere di Cyrus potesse essere convogliato in una piattaforma che crei a sua volta piccole comunità di utenti accomunati da simili valori?

Il Modulo Empatia di Asha potrebbe trovare un’applicazione pratica?

Asha e Jules (quest’ultimo in cerca di riscatto) sono affascinati dall’idea al punto tale da convincere uno scettico Cyrus a lanciarsi nell’esperimento.

A questo punto, vita privata e vita professionale cominciano a confondersi.

Asha e Jules vengono convocati a Utopia, una misteriosa ed esclusivissima incubatrice per Start-Up futuristiche, per discutere la loro idea. Solo i migliori ottengono un colloquio presso gli uffici di Utopia (per dovere di cronaca, il libro inizia proprio da questo incontro, abbiamo poi il flashback che ha portato a questo e poi il ritorno al presente), e i due sono pronti a giocare le loro carte.

Se quelli di Utopia faranno loro un’offerta, convinceranno definitivamente Cyrus a entrare nel vivo del gioco.

Utopia

A Utopia ovviamente sono conquistati dal progetto e sono pronti a “farli salire a bordo”, Asha e Jules sono euforici ma Cyrus continua a essere scettico, teme che i loro valori possano essere stravolti, che l’esperienza possa cambiarli e rovinarli.

Seppur con qualche perplessità i tre accettano l’offerta di Utopia, Asha è così convinta delle potenzialità della loro piattaforma da abbandonare completamente il suo dottorato, buttandosi a capofitto nella nuova avventura.

Gli uffici di Utopia sono bellissimi, luminosi, moderni.

L’ambiente sembra stimolante, sebbene un tantino eccentrico. A Utopia si preparano per la fine del mondo, le App e i progetti (alcuni molto più che bizzarri) si pongono come scopo ultimo quello di risolvere problemi che l’umanità si troverà ad affrontare nell’era post-apocalittica.

I personaggi che ci lavorano sono un miscuglio di genialità e follia.

Asha, Jules e Cyrus si mettono al lavoro. Asha perfeziona il suo algoritmo, facendo in modo che questo risponda alle richieste come farebbe Cyrus, Jules si adopera a cercare finanziatori che rendano possibile il lancio della loro piattaforma.

Paradossalmente, riescono a suscitare interesse solo nel momento in cui Cyrus, il meno coinvolto e il più scettico dei tre, accetta di diventare il volto di WIA (nome che hanno dato alla loro piattaforma).

Le cose cominciano a ingranare, gli investitori arrivano, la piattaforma cresce, il successo bussa alla loro porta, travolgendoli.

Il rovescio della medaglia

Più la piattaforma ha successo, più Asha viene ignorata.

Anche se la mente brillante dietro la creazione di WAI è lei (e lavora tantissimo per migliorarla, implementarla, risolvere potenziali problemi informatici), è suo marito che si trova costantemente al centro dell’attenzione.

Eletto amministratore delegato per motivi pratici e di immagine, Cyrus abbraccia questo ruolo con entusiasmo crescente, ebbro di fama.

Asha viene via via estromessa, delegata a occuparsi solo dell’algoritmo. Durante le riunioni il suo parere conta poco o nulla, sono gli uomini a farla da padroni e nessuno tiene in considerazione le sue opinioni.

E lei? Una donna così forte e in gamba cosa fa?

Lei sembra infastidita ma evita il confronto con Cyrus, non vuole perderlo, non vuole litigare, si fa mettere da parte apparentemente senza troppo combattere.

Continua a lavorare tantissimo, mentre Cyrus si prende i meriti, lusingato dalla notorietà.

Quando Asha cerca di segnalare un potenziale problema viene ignorata, soltanto quando sarà ormai troppo tardi le verrà data ragione ma, a quel punto, il matrimonio con Cyrus sarà ormai al capolinea e lei, finalmente al potere, dovrà andare avanti raccogliendo i cocci di quello che è stato.

Punti di forza

All’ombra di nessuno” presenta diversi spunti interessanti.

La narrazione è per lo più scorrevole, nonostante alcuni punti caratterizzati da una sorta di stasi, e l’uso di qualche tecnicismo informatico che potrebbe risultare ostico per il lettore poco abituato a questi termini.

L’autrice descrive in modo ironico, e a tratti disincantato, il mondo high-tech e le sue start-up futuristiche. I personaggi che popolano Utopia sono tragicomici (forse più tragici che comici), talmente focalizzati sulla fine del mondo da non pensare a come risolvere i problemi attuali ma, piuttosto, a come soddisfare l’umanità che sopravvivrà.

Una critica dai toni ancora leggeri ma, a mio parere, azzeccatissima al pari della descrizione di alcuni eccentrici investitori, delle loro manie e delle bizzarre abitudini che li caratterizzano.

Senza soffermarsi troppo su nessuno di questi aspetti, Tahmima Anam sembra volerli comunque far emergere, mette fin troppa carne al fuoco, gettando luce su molteplici aspetti della società moderna che non possono che far riflettere, come l’accenno a progetti che si prefiggono di aiutare donne imprenditrici. Negli uffici di Utopia infatti, Asha conosce Destiny, una donna che lavora con grandi difficoltà a una sua App, non trovando finanziatori. Parlando proprio con Asha, Destiny sottolinea più volte come per le donne sia difficile essere prese sul serio, infrangere il cosiddetto soffitto di cristallo.

Da qui la decisione delle due donne di partecipare insieme a un evento che vuole creare un network che sostenga le donne e i loro progetti, un evento che vede donne condividere su di un palco le loro esperienze, facendosi coraggio e ispirandosi a vicenda. Attualissimo.

Punti di debolezza

Seppur nel complesso abbia apprezzato il libro, non posso tuttavia non sottolinearne anche alcuni elementi di debolezza.

A cominciare dal rapporto tra Asha e Cyrus, che tutto sembra fuorché romantico.

Asha, per gran parte del libro, sembra tramutarsi nella moglie perfetta (ecco spiegarsi il mio collegamento mentale con “The Stepford Wives”, assonanza dei titoli a parte), non tanto perché diventa di colpo la casalinga perfetta agli ordini del marito, quanto perché fa di tutto per non affrontare i problemi e le difficoltà che emergono nel loro rapporto.

È disposta a fare sempre un passo indietro, a farsi da parte. Le basta restare con Cyrus, anche quando lui si comporta in maniera decisamente antipatica, accecato dal successo. È come se la donna sicura di sé che era riuscita a diventare sparisse di colpo, e lei tornasse a essere la ragazza timida ed emarginata che era al liceo.

Solo alla fine, nelle ultimissime pagine, Asha affronterà Cyrus, ammettendo che la colpa di quanto successo non è solo imputabile a lui ma anche a lei che non si è mai imposta e che gli ha permesso troppo.

Un cambio rotta così tardivo lascia perplessi, mi è sembrato quasi forzato, perde parte della sua efficacia.

Anche il possibile “far squadra” al femminile è a malapena accennato, quasi si trattasse di un’altra ipocrisia a cui la società moderna finge di credere: tante belle parole ma poca sostanza. Prendiamo a esempio l’evento per il networking femminile descritto nel libro: una volta terminato Destiny e Asha cercano di avvicinare l’organizzatrice sul palco (donna di successo e fonte di grande ispirazione per le sue numerose ascoltatrici) perché Destiny vorrebbe sottoporle la sua idea di start-up. Eppure la poverina viene a malapena degnata di attenzione, questo fino a quando l’organizzatrice non riconosce Asha (grazie alla fama da lei ottenuta come mente dietro la piattaforma WAI), solo allora prende in considerazione Destiny e sembra ascoltarla interessata.

È facile capire come sorga spontanea una domanda: e se non ci fosse stata Asha?

Anche la collaborazione tra donne è da considerarsi una facciata?

Da come viene descritta la scena sembra quasi che la solidarietà femminile valga solo tra donne già realizzate o famose, e che queste abbiano più interesse a parlare che a mettere in pratica quello che predicano.

Rimane una sorta di amaro in bocca e l’impressione che Destiny non sarebbe stata neppure ascoltata, se con lei non ci fosse stata Asha.

In ogni caso, nonostante questi dettagli che possono lasciare un attimo perplessi, il romanzo resta indiscutibilmente molto interessante da leggere, proprio perché anche questi particolari meno riusciti ci fanno riflettere in modo critico sul mondo che ci circonda.

 

Alessandra Carminati

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