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Women in Science: Medica? Pedagogista? Semplicemente Maria Montessori

Women in Science è una rubrica ideata da Maria Carla Fiorella, studentessa di Ingegneria Aerospaziale presso Università La Sapienza di Roma, per raccontare le vite e i successi di dieci scienziate che hanno fatto la storia, anche se la storia non sempre sembra ricordarsi di loro.

Medica e pedagogista, Maria Montessori mise a punto un metodo di insegnamento oggi diffuso in tutto il mondo partendo dalla sua esperienza con bambini con problemi mentali. 

La vita

Nacque a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1870 da una famiglia benestante in cui l’ambiente favoriva la coesistenza tra religione e scienza. Frequentò un istituto tecnico, convinta di voler diventare ingegnera, ma alla fine si iscrisse a medicina, lasciando da parte la sua passione per la matematica. 

Il padre era inizialmente avverso alla sua scelta di studi, ma vedendo la passione e la convinzione della figlia, finì per accompagnarla sempre alle lezioni poiché alle donne non era consentito andarci da sole.

La figura universitaria di Maria fu sempre vista con curiosità poiché non negò mai la sua femminilità: quando si laureò, il giornale “L’illustrazione Popolare”, su richiesta dei lettori, pubblicò una sua foto definendola “vezzosa medichessa chirurga”

Non furono certo questi commenti a fermarla: nel 1896 fu la rappresentante italiana al Congresso Internazionale sui diritti femminili di Berlino in cui discusse “Le allucinazioni a contenuto antagonistico”.

Coltivò i suoi interessi verso la psichiatria facendo pratica nella Clinica Psichiatrica di Roma dove conobbe un uomo con cui condivideva gli stessi interessi verso i problemi sociali legati alla malattia mentale, Giuseppe Montesano, di cui si innamorò. Dalla loro unione nacque Mario nel 1898, ma lo diedero in adozione poiché all’epoca un figlio fuori dal matrimonio non era accettato. 

Le ricerche

Durante le sue ricerche capì che esisteva di un legame tra scienza e pedagogia per cui i bambini con problemi mentali potevano essere curati a partire dall’educazione basata su un’attenta osservazione. Definì il ruolo del maestro, il cui motore doveva essere “quell’amore che è necessario al maestro per renderlo veramente educatore dell’umanità”.

Tra il 1901 e il 1910 scrisse i suoi testi teorici di base: “Il Metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini” e “Antropologia pedagogica”. In questi libri chiariva le sue teorie per cui i metodi pedagogici scientificamente fondati sono validi per bambini con e senza disturbi psichici: l’elemento fondamentale in entrambi era ed è ancora l’attenzione alle dinamiche dello sviluppo infantile.

Il metodo Montessori

Il suo metodo si fondava sul principio dell’autoeducazione: l’insegnante deve essere solo il tramite che mette il bambino in comunicazione con il mondo. Da questo l’importanza degli strumenti, appositamente creati affinché giocando i piccoli possano affinare le capacità percettive e così imparare.

Ricordate la passione di Maria verso la matematica?

Non la perse mai negli anni. Infatti la sfruttò a suo favore per creare dei “giochi” per introdurre alla numerazione, all’aritmetica e alla geometria che raccolse poi in “Psicoaritmetica”.

Mise in pratica le sue ipotesi quando le venne affidata l’organizzazione degli asili da costruire nel quartiere di S. Lorenzo e così, nel 1907, nacque la prima Casa dei Bambini cui ne seguirono altre due, una a Roma e una a Milano. Dal 1910 Maria Montessori si dedicò poi alla diffusione del suo metodo in tutto il mondo.

All’estero e in Italia

La prima tappa furono gli Stati Uniti, dove incontrò il presidente Thomas Woodrow Wilson e Thomas Edison. Nel 1915 fece una dimostrazione del suo metodo all’Esposizione di San Francisco con un gruppo di bambini ospitati in una costruzione di vetro. Dopodiché si trasferì a Barcellona in una comunità di donne che avevano promesso di dedicare la vita all’infanzia. Nel 1929 fondò l’Association Montessori Internationale, sostenuta tra gli altri da Freud, Piaget e Tagore.

In quel periodo era l’italiana più conosciuta al mondo insieme a Guglielmo Marconi: Mussolini se ne accorse e fece quindi pubblicare nuovamente le sue opere e le chiese di realizzare corsi di formazione e aprire nuove scuole. Negli stessi anni, ministro Gentile si occupò di aprire una Regia Scuola Magistrale di Metodo Montessori e fondare l’Opera Nazionale Montessori. Da quest’ultima si ritirò nel 1933 e diede le dimissioni dalla Regia Scuola per non permettere di essere utilizzata come icona propagandistica.

Gli ultimi anni di Maria Montessori

Dopo aver viaggiato per Olanda e Spagna tornò in Italia dove venne accolta con entusiasmo. Nel 1947 fu invitata dal governo a riorganizzare le scuole e l’Opera. Morì in Olanda all’età di 82 anni.

Il metodo Montessori non è stato mai introdotto nelle scuole italiane, ma ha sicuramente influenzato molto la maniera in cui si insegna ancora oggi nelle scuole elementari.

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