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Viaggiare per scoprire i propri talenti: intervista a Cecilia Sardeo

La rubrica #MeeTheSpeaker è l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste che saliranno sul palco di WomenX Impact il 18, 19 e 20 Novembre 2021 al FICO Eataly Bologna e online.

La protagonista dell’intervista di oggi è Cecilia Sardeo, l’imprenditrice italiana alla guida di Omnama, Biz Academy e La Svolta School, tre piattaforme online che offrono strumenti di formazione continua per la crescita personale e professionale.

Ciao Cecilia! Sul tuo sito personale scrivi che all’inizio della tua carriera non eri molto ottimista riguardo al tuo futuro. Cosa ti ha permesso di cambiare prospettiva e cosa consiglieresti alle giovani nella tua stessa situazione?

Quando ho finito gli studi all’università ero più confusa di quando li avevo iniziati. A differenza di molti miei coetanei, non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e questa confusione interiore mi faceva sentire inadeguata. Così, priva di una direzione precisa da seguire, ho iniziato a viaggiare per esplorare più direzioni possibili e questi viaggi sono stati per me un vero e proprio catalizzatore del cambiamento, consentendomi di scoprire talenti e passioni che non pensavo di avere. Non credo che viaggiare sia necessario per ritrovarsi quando ci si sente perse, ma mettersi in gioco e scendere in campo prima di sentirci totalmente pronte e sicure, lo è senza dubbio.

India, Malesia, Londra e molte altre destinazioni ancora: che cosa ti ha spinto a viaggiare così tanto e cosa hai imparato da queste esperienze?

Viaggiare è stato il mio modo di rispondere alla confusione che avevo dentro. Sentivo che per fare ordine mi sarebbe stato utile respirare un’aria nuova: non necessariamente migliore, ma diversa. Un’aria che mi costringesse a uscire dal guscio. Ogni paese dove ho vissuto mi ha regalato esperienze indimenticabili, alcune delle quali hanno segnato profondamente le mie scelte lavorative, portandomi alla mission che abbraccio oggi: aiutare imprenditrici ambiziose e insoddisfatte a far crescere progetti ad alto impatto sul web, per non essere più costrette a scegliere tra famiglia e carriera e poter finalmente vivere il meglio di questi due mondi senza sensi di colpa.

Durante l’ UniCredit4Women Talk dedicato all’educazione finanziaria, hai detto di essere diventata “imprenditrice per caso”.  Tornando indietro, quali sono i tre consigli che avresti voluto ricevere prima di iniziare la tua carriera nel mondo dell’impresa?

La scelta di dedicarmi a un progetto tutto mio non è stato qualcosa che ho pianificato fin dall’inizio ma che ho accolto con curiosità, determinazione e un bel po’ di incertezze, quando l’occasione si è profilata all’orizzonte. Le cose che avrei voluto sapere quando ho iniziato sono molte, ma le principali sono queste tre:

Non c’è nulla di male nel partire piccole, anzi è il punto di inizio per tutti; solo che quando paragoni l’inizio del tuo viaggio alla metà di quello di qualcun altro, te lo dimentichi in fretta.

Delegare è fondamentale, ma farlo con testa è l’unico modo per non rischiare di aprire la porta e precipitare nel vuoto: come imprenditrici dobbiamo conoscere un po’ di tutto, così da essere in grado di poter scegliere la persona più adatta e valutare il lavoro quando decidiamo di delegarlo. È la ragione per cui all’interno della Membership di Biz-Academy.it, la prima Business Academy italiana tutta al femminile, hai la possibilità di affidare il lavoro ai nostri partner digitali ma non prima di aver studiato in modo approfondito come funziona ogni strategia.

Crescere non è sempre la risposta: imparare a dire NO prima di ritrovarci a scendere a compromessi con i nostri valori richiede un grande coraggio ma sarà la scelta più importante che dovremo fare per vivere la versione più serena del successo, e non una volta sola.

Con Omnama, Biz Academy e La Svolta School ti occupi di formazione continua per la crescita personale e professionale. Come è cambiato il settore della formazione nell’ultimo periodo e in che direzione andrà in futuro?

Negli ultimi mesi il numero di ”giocatori” che sono scesi in campo digitale per mettere al servizio di un’audience qualificata le proprie competenze è cresciuto drasticamente. In fin dei conti, il web si è rivelato uno strumento essenziale per moltissime aziende che prima operavano prevalentemente offline, ma anche una valida alternativa per molti individui di talento che si sono voluti reinventare. Come ogni fenomeno però, c’è sempre l’altro lato della medaglia e l’aumento dell’offerta non sempre va di pari passo con un aumento della qualità. Il web pullula di improvvisatori seriali perché regala l’illusione di funzionare senza fatica: per questo, soprattutto quando si parla di risorse per la propria crescita, vagliare con grande attenzione a chi scegliamo di affidarci è cruciale.

  1. Fai una ricerca che vada oltre i follower o i numeri roboanti condivisi per colpire l’attenzione.
  2. Verifica soprattutto che la persona metta in pratica quello che insegna, che abbia l’esperienza per insegnare quello che dice di sapere e che chieda un prezzo onesto (che non necessariamente significa basso, significa proporzionato a quello che ricevi)!
  3. Leggi sempre tra le righe e se noti un continuo martellante parlare di sé, di rapide trasformazioni o grandi numeri raggiungibili in fretta,  prendi la prima uscita a tutta velocità.

Chi parla sempre di sé difficilmente ha intenzione di mettersi al servizio degli altri, mentre chi propone scorciatoie di solito ha imboccato una strada chiusa senza essersene accorto (non so tu, ma io uscirei dal veicolo), mentre chi fa i veri numeri non ha bisogno di urlarlo al mondo. Quanto a quelli di facciata, sono di solito sorprendentemente inutili.

Il titolo del tuo talk per WomenX Impact è “Come far crescere la tua attività con un team da remoto”: perché hai scelto questo argomento e che cosa speri di trasmettere con il tuo intervento sul palco?

La rapidità con cui lo smart working ha preso piede durante la pandemia, ha fatto sì che adottare questo modello fosse spesso una scelta repentina e improvvisata, in molti casi abbracciata per costrizione e senza un adeguato piano d’azione. Ma lo smart working, un po’ come tutto il resto, non si improvvisa. Il team deve capire come comunicare a distanza e perché farlo in un certo modo piuttosto che in un altro. Ma anche il remote leader deve abbracciare una prospettiva nuova per poter far funzionare l’ecosistema. Un team da remoto può contribuire a una crescita esplosiva ma solo a condizione che sia strutturato e gestito in un certo modo.

Ho la fortuna di gestire un team da remoto che lavora sparso nel mondo, dal 2016 e ho potuto sperimentare direttamente cosa fare e cosa evitare, quando si abbraccia questo modello, per non rischiare di diluire risorse, risultati e motivazione. Con il mio intervento spero di portare una ventata di aria fresca su un tema di cui negli ultimi mesi si è parlato molto, ma sempre in termini tattici e operativi, più raramente strategici e umani.

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