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Sul potere dello storytelling e degli errori professionali: a tu per tu con Alessandra Montrasio

Benvenuti e benvenute nella rubrica #MeeTheSpeaker, l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste parteciperanno a WomenX Impact il 18-19-20 Novembre 2021 al FICO Eataly Bologna e online.

La protagonista di questa intervista è Alessandra Montrasio, Global Marketing Director presso Nestlé Waters.

Nella tua bio si legge: “Laureata in Bocconi, nel 2006 inizia a lavorare in una multinazionale a causa di un qui pro quo”. Ci racconteresti meglio di questo curioso incidente?

Potremmo definirlo un caso di serendipity. Mi ero laureata da qualche giorno ed ero più concentrata sull’organizzazione del mio viaggio in Madagascar che sulla ricerca di un lavoro. Un pomeriggio ho ricevuto una telefonata che mi invitava a un colloquio in “Bell’Italia”. Io desideravo lavorare nel campo del management culturale e ho subito accettato l’invito, pensando alle riviste di promozione artistica del territorio italiano. Era il 2006, prima della crisi dei subprime del 2008, e il mercato del lavoro in Italia era decisamente meno complicato che adesso. Da laureata in Bocconi, le telefonate di invito ai colloqui erano la norma e ne avevo già rifiutati diversi perché in settori a cui non ero interessata.

Soltanto davanti all’ingresso degli uffici, mi sono resa conto che si trattava di “Bel Italia”, sede italiana della multinazionale francese produttrice di formaggi di marca, come Babybel e Leerdammer. Non era sicuramente quello che volevo, ma ormai ero lì e ho pensato che sarebbe stato maleducato girare i tacchi e andarmene.

I colloqui sono andati bene, uno dopo l’altro. Mi è stato offerto uno stage, prima ancora di aver avuto il tempo di inviare il mio CV a qualcuno. Ho accettato e il resto è storia. Se non fossi entrata in quegli uffici, se avessi fatto qualche domanda in più al telefono, chissà se oggi sarei comunque a Parigi!

Scrivi anche che di essere una grande “amante delle storie”: come nasce questa tua passione? Che ruolo e che importanza ha oggi nel tuo lavoro?

Da piccola chiedevo a mia madre di raccontarmi, ogni sera, tre storie per farmi addormentare. Credo che mia mamma l’abbia fatto per anni ed è un peccato che non abbia trascritto o registrato le storie che inventava per me ogni sera: ora avrebbe un libro di centinaia di pagine. La mia passione viene da lì. E il marketing è un posto perfetto per lavorare ascoltando e raccontando storie.

Ogni scelta dei consumatori, ogni trend, ogni analisi di quota di mercato ci racconta una storia. Ogni innovazione di prodotto e lancio di campagna pubblicitaria ci offre la possibilità di rispondere a quelle storie e crearne di nuove.

Nel 2019 hai fondato la versione parigina di Fuckup Nights, l’associazione che organizza eventi in cui professionisti raccontano il loro peggior errore lavorativo a platee di sconosciuti. Da dove nasce l’idea e in che modo pensi che possa essere d’aiuto?

Fuckup Nights è un movimento globale, nato a Città del Messico e presente in più di 300 città nel mondo. Ero una frequentatrice delle serate milanesi e quando mi sono trasferita a Parigi avrei voluto continuare a partecipare a questi eventi. Ho cercato per un po’ e quando ho capito che il chapter di Parigi non esisteva ancora, ho scritto ai fondatori in Messico e chiesto di poter essere la creatrice della versione parigina.

L’obiettivo è la normalizzazione degli errori professionali, in una società, come quella francese, in cui questo è ancora un enorme tabù. Pensa che la Francia è stato l’ultimo paese a inserirsi nel network, perché non si trovavano persone disposte a parlare pubblicamente dei loro errori! Ed è un peccato, perché sono profondamente convinta che per crescere, in tutti i campi, sia necessario imparare dai propri sbagli.

Sul palco di WomenX Impact invece parlerai di modelli di leadership al femminile: ci daresti qualche anticipazione sul tuo speech “Quello che le donne non dicono negli anni ’20 del 2000“?

Sto lavorando a uno speech con contenuti di valore, presentati in una forma leggera e godibile. Cercherò di essere all’altezza della mia reputazione di storyteller. Non ti dico altro!

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