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Babes’n’skate, il progetto che vuole insegnare alle donne ad andare sullo skate (e sentirsi più libere!)

Sole, ruote e sorrisi: il profilo Instagram di Babes’n’skate mette subito di buon umore. La protagonista della maggior parte degli scatti è Matilde Vedove, ideatrice e fondatrice del primo progetto di empowerment femminile su quattro ruote: quelle degli skateboard.

Dal 2019 infatti, Matilde e il suo compagno Jonathan organizzano eventi e ritiri tra Spagna, Portogallo e Italia per avvicinare le donne alla tavola da skate e creare una community all’insegna della positività e della fiducia in se stesse.

Per scoprire di più sul backstage di Babes’n’skate abbiamo deciso di contattare Matilde, che ha risposto con grande entusiasmo alle nostre domande. Ecco l’intervista completa:

Ciao Matilde! Come e quando nasce il tuo amore per lo skateboard e quanto c’è di te e della tua vita nel progetto?

Babes’n’Skate vuole creare un futuro più libero per le donne e lo skate è il nostro mezzo con cui riprendere consapevolezza di noi stesse, di essere libere.

Lo skate è stato anche il mio mezzo per diventare una Matilde un po’ più libera da schemi e pressioni sociali: sono salita per la prima volta su una tavola da skate nel 2018, ma mi sentivo proprio a disagio. Così me ne stavo sempre seduta a guardare gli altri, senza mai mettermi davvero in gioco.

Usavo giustificazioni assurde nascondendomi dietro il lavoro, la stanchezza, per paura di non esserne all’altezza, di cadere e fare delle figuracce. Ma non sapevo che in realtà mi stavo negando una delle cose emozioni più belle della mia vita: la sensazione di sentirmi libera.

Babes’n’Skate prende vita dopo un momento difficile della mia vita a livello di salute e lavoro, un momento in cui ho capito che nessun ostacolo avrebbe dovuto o potuto fermarmi.

Da dove viene l’idea di creare una community che avvicini le donne allo skate e quando hai capito che poteva diventare realtà?

L’idea di creare una community di donne che si avvicinano al mondo dello skateboarding arriva dal panorama americano e mondiale, dove esistono già da tempo molte community di women empowerment legate al mondo dello skate.

Non so dirti quando ho capito che stava diventando reale, ho semplicemente iniziato organizzando i primi meet-up, i primi eventi, i primi camps e fino ad oggi (passando per la pandemia!). 

Non è sempre facile, ma la gratitudine e il supporto della community mi fa capire che quello che stiamo creando è sempre più reale!

In che cosa consistono gli skate camp e quali criteri segui per organizzarli?

I nostri skate camp, che presto si chiameranno Babes’ Experience, sono un’esperienza tutta al femminile di due o più giorni in cui imparare le basi tecniche dello skate, ma dove possibile anche del surf, dello yoga, del trekking esplorativo: insomma, di tutto quel mondo di sport e lifestyle che aiutano a migliorare l’equilibrio e prendere consapevolezza, tanto mentale quanto fisica.

L’unico criterio che seguo per organizzare le attività di Babes’n’Skate è quello di creare esperienze fuori dalla comfort zone e fuori dalla quotidianità che possano ispirare e aiutare ogni singola partecipante a capire il suo potenziale e a credere in se stessa.

Quali sono i valori su cui si basa Babes’n’skate e cosa vorresti che le ragazze si portassero a casa dopo uno dei tuoi skate camp?

I valori su cui si basa Babes’n’Skate, le colonne portanti del progetto, sono consapevolezza, condivisione e libertà.

Vorrei creare una community, uno spazio femminile online e offline in cui le donne possano sentirsi parte di una realtà in cui essere semplicemente se stesse, senza giudizi e senza maschere.

Alle volte la paura e i giudizi ci limitano, ci bloccano dentro una zona di comfort che ci rende insicure di tutto quello che sta al di fuori.

Ma in gruppo la paura si riesce ad affrontare, i limiti a superare e questa è la vera magia del girl power!

E quindi spero che, attraverso un camp, ma anche un semplice post, tutte le donne che si rispecchiano nei valori della community si sentano più libere e meno sole.

Nell’immaginario comune, lo skateboard è ancora uno sport maschile: in che modo questo stereotipo influisce sulle vite di chi vuole fare skate? Esistono delle differenze tra il contesto italiano e quello spagnolo?

Fino a dieci anni fa il panorama dello skateboard femminile era quasi un’utopia. Alcune donne  hanno iniziato a scrivere e a cambiare la storia di questo sport come Laura Thornhill, Peggy Oki, Elissa Steamer, Jaime Reyes e Cindy Whitehead, ma poi qualcosa si è interrotto.

Dagli anni Novanta in poi lo skateboard è diventato “troppo pericoloso” e chi lo praticava veniva considerato un piccolo delinquente. Sono stati anni duri per questo sport, anni in cui la polizia inseguiva gli skaters per le strade.

Mai e poi mai, per gli stereotipi di genere, una donna avrebbe dovuto, voluto o potuto far parte di questo mondo: che donna sarebbe stata?

Fortunatamente poi, con l’arrivo dei social network poco più di dieci anni fa, le cose hanno iniziato a cambiare: donne skater come Lacey Baker, Leticia Bufoni, Rayssa Leal, Sky Brown hanno iniziato a emergere, a essere apprezzate e seguite e non in quanto donne, ma per i loro risultati sportivi e di vita.

Giovani atlete mosse dalla passione, in grado di ispirare le nuove generazioni di donne a inseguire i loro sogni.

Sicuramente ci sono delle differenze tra il contesto skate italiano e quello spagnolo, perché la mentalità spagnola è di base un po’ più aperta al concetto di diversità e libertà rispetto a quella italiana, nello skate, ma non solo!

Cosa sogni per il futuro di Babes’n’skate?

Per tutte le donne che leggendo si sono ritrovate nei valori della community sogno un mondo in cui la parola diversità venga sostituita dalla parola libertà.

Per Babes’n’Skate sogno un team, una casa, uno spazio di condivisione e confronto tra donne e sto lavorando ogni giorno per fare in modo che questo sogno diventi realtà! 

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