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La parola “shecession” deriva dall’unione del pronome inglese “she” (lei) con il vocabolo anglosassone che sta per recessione, “recession”.

In Italia i dati sull’occupazione femminile sono allarmanti: delle 101mila risorse che hanno perso il posto a dicembre 2020, il 98% sono lavoratrici. E se la soluzione, spesso adottata, sta nella collaborazione tra partner, c’è comunque ancora tanto da fare.

Le direttive per uscire dalla “shecession”

L’orizzonte felice potrebbe essere il 2030, l’anno entro il quale l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha pianificato una strategia di sviluppo sostenibile tesa ad assicurare un futuro migliore per tutti e tutte. I “Sustainable Development Goals“, altrimenti noti come Agenda 2030, esplorano infatti diverse questioni, tra cui  le buone pratiche per evitare la shecession.

A tale scopo, è utile rifarsi all’obiettivo numero 5 che mira a raggiungere uguaglianza di genere e women empowerment.

La prima richiesta è di mettere la parole fine a tutte le discriminazioni nei confronti di bambine, ragazze e donne in ogni angolo del pianeta. Il documento prosegue evidenziando problematiche quali sfruttamento della prostituzione e il traffico di esseri umani, proponendosi di eliminare ogni forma di violenza nella sfera pubblica e in quella privata.

 

Gli spiragli aperti per il prossimo decennio

Allargando lo sguardo oltre la società occidentale, gli Stati Membri intendono combattere tante prassi che ledono i diritti umani, dai matrimoni combinati in tenera età, oggi in diminuzione, alle mutilazioni genitali. Uno scenario in cui si intrecciano la salute, la parità dei sessi e la valorizzazione delle individualità. 

Proprio a proposito di shecession, al punto 5.4 si legge della volontà di riconoscere l’importanza delle occupazioni domestiche e del ruolo di caregiver, ovvero di chi s occupa dell’assistenza a un parente non autosufficiente. Questo può avvenire solamente attraverso l’erogazione di servizi ad hoc e di politiche sociali per promuovere una responsabilità condivisa all’interno delle singole abitazioni.

Nel piano rientrano infine l’implementazione di tecnologie inclusive e la parallela creazione di nuove opportunità in ambito scientifico per evitare una volta per tutte la shecession.

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