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Multiculturalità, futuro e comunicazione: intervista a Francesca Fedrizzi

Benvenuti e benvenute nella rubrica #MeetTheSpeaker, l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste parteciperanno a WomenX Impact il 18-19-20 Novembre 2021 al FICO Eataly Bologna e online.

Trentino-veneta trapiantata a Milano, la protagonista dell’intervista di oggi lavora nella comunicazione per aziende e agenzie nazionali e internazionali da ormai quindici anni.

Parliamo di Francesca Fedrizzi, Operations Coordinator Italy and Spain per We are social, che ringraziamo di aver accettato di rispondere alle nostre domande!

Ciao Francesca! Da quasi dieci anni lavori per We are social nel settore del project management. Com’è cambiato il tuo lavoro nel tempo e in particolare nell’ultimo periodo? Come pensi che cambierà in futuro?

Nel project management esistono sempre degli obiettivi da raggiungere, in un determinato tempo, con specifiche risorse e relativi vincoli: questo non cambia mai. È richiesto quindi che il mindset del project manager sia flessibile e si possa adattare alle nuove esigenze che ne corso del tempo possono cambiare.

Non è cambiato quindi il mio lavoro ma solo gli obiettivi e le risorse a disposizione rendendo il lavoro a volte più semplice a volte più complesso. Dal futuro mi aspetto molte semplificazioni, non tanto perché avremo problemi più semplici ma perché l’esperienza regala una visione più chiara e risoluta dei problemi.

Durante la tua carriera hai lavorato con aziende italiane e straniere, e anche oggi ti occupi di Operations per l’Italia e la Spagna: cosa ti hanno lasciato queste esperienze? Cosa porteresti dall’estero in Italia e viceversa?

Fin da piccola ho avuto l’opportunità di viaggiare e lavorare in ambienti multiculturali che mi hanno messo di fronte a un’evidenza: a 20 anni mi sentivo inadeguata di fronte a molti miei coetanei di altri paesi, sia per competenze che per come comunicavo in inglese. Per quanto avessi studiato e viaggiato moltissimo, mi resi conto che non era stato abbastanza.  Sono stata quindi per molto tempo estremamente esterofila credendo che in Italia facessimo tutto male.

Dopo vent’anni anni mi rendo conto che ci sono tante sfumature e tante chiavi di lettura. L’inadeguatezza di vent’anni fa si è trasformata in consapevolezza di aver ricevuto una formazione generalista che oggi forse apprezzo molto più che allora.

In Italia siamo appassionati e generalmente più empatici, abbiamo una buona flessibilità mentale che ci permette di adattarci alle situazioni velocemente, cosa che oggi ritengo importantissima, e che molti dovrebbero imparare da noi.

Se dovessi definire una ricetta di caratteristiche che importerei in Italia sicuramente metterei un pizzico di multilinguismo in più, nel nord Europa perfino le persone più anziane comunicano in inglese senza togliere nulla alle loro origini. Aggiungerei poi un po’ di pragmatismo, risolutezza e grinta che si sentono molto quando in squadra ci sono persone dai Paesi baltici o del Centro Europa.

Fortunatamente comunque la società di oggi è molto diversa da quella di vent’anni fa: i nostri figli avranno sicuramente la possibilità di studiare e vivere in ambienti multiculturali che permetteranno di creare molta più osmosi riducendo i gap che abbiamo vissuto noi.

 Ci sono delle persone che ti hanno fatto da mentor durante il tuo percorso professionale? O c’è qualcuno che è stato di grande ispirazione per te nei momenti difficili?

Ho avuto diversi mentor nella mia vita, perché ho dovuto sperimentare diversi modelli prima di capire quale fosse il mio. In comune tutti però avevano il carisma che è una cosa che mi ha sempre affascinato.

Oggi, non ho un mentor, ma tante persone carismatiche che mi vivono intorno a cui chiedo consigli quando ne ho bisogno e durante questa pandemia sono stati preziose.

Perché tanti e non uno?

Perché cerco sempre di essere una persona eclettica e ho bisogno di tanti punti di vista.

Come sei venuta a sapere dell’evento?

Amici comuni coinvolti in questo evento che me lo hanno segnalato parlando di empowerment femminile in altro contesto. È stata una piacevole scoperta.

Per WomenXImpact, l’empowerment femminile è un tema molto importante. Cosa ti fa sentire “empowered” nella tua vita personale e professionale?

La fiducia, il sostegno e l’ascolto sono ottimi strumenti di empowerment sia nella vita privata che in quella professionale.

Dacci una piccola anteprima del tuo speech per l’evento!

Parlerò della mia personale teoria del “ponte” che mi ha guidato ad essere la persona che sono oggi.

Non posso svelarti di più!

 

Tutte le interviste di questa rubrica sono di Roberta Cavaglià, contributor per Wired e Linkiesta  e fondatrice del progetto di divulgazione Flair.

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