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Donne, politica e attivismo: intervista a Arianna Vignetti

Benvenuti e benvenute nella rubrica #MeetTheSpeaker, l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste parteciperanno a WomenXImpact il 18-19-20 Novembre 2021 al FICO Eataly Bologna e Online.

Oltre agli speech sul main stage, l’evento verrà arricchito da una serie di workshop pratici e verticali su temi di ultimi generazione, tra i quali un laboratorio dedicato al ruolo delle donne nella politica, che verrà tenuto da Arianna Vignetti.

Arianna Vignetti è una studentessa in Relazioni Internazionali alla Luiss University a Roma, nonché la fondatrice del progetto Roadto50%. Nella sua intervista, abbiamo parlato del suo amore per la politica e le relazioni internazionali, dei suoi obiettivi per il futuro e per quelli del suo progetto Roadto50%.

Tutte le interviste sono opera di Roberta Cavaglià, contributor per Wired, Linkiesta e Rivista Studio e fondatrice del progetto di divulgazione Flair.

Inizierei con una domanda un po’ “trabocchetto”: cosa volevi fare da grande, quando eri piccola? E cosa vorresti fare da grande, dopo l’università?

Da piccola sognavo di fare l’attrice perché mi piaceva l’idea di poter vivere diverse vite attraverso l’interpretazione di vari personaggi. Ricordo che i miei genitori mi portarono sul set di una famosa serie televisiva italiana e mi piacque molto l’ambiente collaborativo che si creava tra attori, attrici, regista e tecnici. Crescendo poi ho capito che l’attrice non sarebbe ovviamente stato il mio mestiere ma durante gli anni del liceo classico ricordo di aver continuato a sviluppare questo interesse e di essermi divertita molto organizzando rappresentazioni teatrali con i miei compagni di classe.

Dopo l’università mi piacerebbe diventare reporter o corrispondente di guerra per poter raccontare i conflitti che stanno devastando la nostra epoca, troppo spesso ignorati dalla stampa nazionale e di fronte ai quali non possiamo rimanere indifferenti. Vorrei anche avere la possibilità di lavorare come giornalista d’inchiesta per approfondire e portare alla luce tematiche di interesse pubblico. Diciamo che sono due professioni che nascono dalla mia passione per l’attualità, la scrittura e la politica internazionale.

 

 Come nasce la tua passione per la politica?

La mia passione politica affonda le radici negli anni del liceo quando sono stata eletta rappresentante delle studentesse e degli studenti al consiglio d’istituto e alla consulta provinciale. Ricordo di aver scelto di candidarmi perché io e alcune mie compagne e compagni volevamo cambiare il modo di vivere il liceo: eravamo stufi di considerare quel posto come solo un luogo di interrogazioni e compiti in classe. Volevamo creare uno spazio nostro in cui poterci esprimere e così è stato: nelle assemblee parlavamo di attualità, cercavamo di capire come risolvere i problemi, organizzavamo la nostra didattica alternativa. Insomma è stato proprio grazie a questo che ho capito l’importanza di impegnarmi in prima persona per provare a cambiare la realtà che mi circonda e l’importanza di essere parte di una comunità e di lavorare insieme per un obiettivo comune.

 E l’interesse per il femminismo?

Più che di interesse parlerei consapevolezza. Sono sempre cresciuta sentendomi dire  “sei proprio un maschiaccio”, “sei un maschio mancato” o “sei in gamba per una ragazza” come se fossero dei complimenti.  Perché alcune mie caratteristiche comportamentali come la determinazione, caparbietà o la vivacità, non potevano appartenere a una ragazza: o erano solo appannaggio degli uomini o erano un’eccezione. Ho capito come stavano realmente le cose e ho conosciuto finalmente il femminismo solo al Liceo, grazie alla mia professoressa di Latino e alle discussioni in classe sul ruolo della donna.

Da lì ho iniziato a capire quanta strada ci fosse da fare per arrivare ad una società che non facesse distinzioni di genere. Quando poi ho deciso di impegnarmi in politica, ho potuto toccare con mano come quest’ambito sia ancora oggi poco inclusivo per le donne: dagli orari improponibili alle continue critiche sull’aspetto fisico, passando per l’infondato pregiudizio che le quote di genere siano un pass per le donne incompetenti. Peccato che nessuno pretenda lo stesso rigore dai politici uomini! Ed è proprio per comunicare l’importanza del riequilibrio di genere in politica che è nato Roadto50%, un team esplosivo dove finalmente donne, uomini e persone non binarie fanno rete in Italia e in Europa per un femminismo “non di facciata”.

Parlaci del tuo ultimo progetto, Roadto50%!

Roadto50% nasce a marzo 2020 dall’idea di un gruppo di attiviste che, alla loro prima esperienza politica all’interno del partito Paneuropeo Volt, hanno sperimentato sulla propria pelle la difficoltà di essere donne in un ambiente prevalentemente maschile.

Man mano che il progetto prendeva forma ci siamo rese conto che le donne sono molto attive nel volontariato ma spesso si tengono lontane dalla politica e dai partiti, non solo in Italia ma in tutta Europa. Abbiamo perciò deciso di aprire il progetto a chiunque condividesse il nostro obiettivo di aumentare la quantità delle donne in politica. Come dice il nostro nome siamo stanche di accontentarci del 10%, 20% o 30% della rappresentanza politica femminile ma vogliamo raggiungere il 50% tanto quanto è la nostra presenza nella popolazione. Vogliamo abbattere il muro che da sempre non ci permette di arrivare ai vertici della politica, delle aziende o delle istituzioni. Per farlo, abbiamo concretamente individuato le nostre due Roads: la prima è la formazione attraverso un percorso formativo aperto a tutte e tutti, la seconda è attraverso proposte legislative e campagne politiche per portare il cambiamento all’interno delle istituzioni.

Sin dall’inizio, Il team di Roadto50% ha posto l’accento sulla necessità di collaborazione di tutte e tutti: crediamo che il riequilibrio di genere non sia solo “una battaglia al femminile” e vogliamo essere noi stessi a testimoniarlo. Il team è infatti composto da donne, uomini e persone non binarie e facciamo rete con diversi movimenti, partiti e associazioni. A meno di un anno dalla fondazione, siamo già operativi in diverse città italiane – tra cui Bologna, Roma e Milano – e a livello europeo, abbiamo esportato la nostra esperienza italiana in Spagna. Nel nostro prossimo futuro, miriamo a fortificare il network italiano e ampliare quello europeo.  Gli step del team italiano dei prossimi mesi sono tre: l’organizzazione della seconda edizione del Festival delle Pari Opportunità al termine del percorso formativo; avere quante più donne possibili tra le candidate alle prossime amministrative; e iniziare a fare campagna sulle proposte politiche – come la tampon tax o la mobilità di genere -.

 Cosa diresti alla te di dieci anni fa? E alla te del 2031?

Alla me di dieci anni fa regalerei  Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli per lasciarmi ispirare e trovare il modello di donna da seguire.
E alla me del 2031 domanderei subito se abbiamo avuto una donna premier e se i media italiani hanno finalmente smesso di preoccuparsi del make-up e dell’abbigliamento delle donne in politica.

Raccontaci come hai conosciuto WomenXImpact e perché hai deciso di tenere con noi il tuo workshop!

Con il team bolognese di Roadto50% abbiamo conosciuto WomenXImpact navigando sui social. Abbiamo subito pensato di unirci e collaborare per fare rete!

L’idea del workshop “Do not count women: make the women count!” nasce proprio dalla volontà di accendere i riflettori sul problema della sotto rappresentanza femminile in politica e dare gli strumenti pratici alle leader del prossimo futuro. Siamo coscienti che il riequilibrio di genere è una battaglia di comunità e non di singoli e  siamo pronti a fare squadra con tutti coloro che condivideranno la nostra mission.

 

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