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La necessità di Business Angels al femminile

Gli investimenti finanziari devono essere sempre più accessibili alle donne: si tratta di un’esigenza espressa a più voci da esperti e player aziendali. Nel panorama italiano, c’è una significativa crescita a riguardo, e diverse aziende stanno aumentando negli ultimi anni la quantità delle loro socie per seguire un’evoluzione sociale e culturale che ha radici storiche molto antiche. Secondo stime europee, le fondatrici di nuove realtà imprenditoriali sono circa un quarto del totale dei founder, un dato importante che spicca nell’intero continente. Ed è in questo contesto che giocano un ruolo importante le Business Angels. Di chi stiamo parlando?

Business Angels, chi sono e cosa fanno

La parola Business Angel definisce, in generale, uno o una professionista che fornisce consulenza a tutte quelle aziende in cerca di nuove idee per investire le proprie risorse e al tempo stesso offre loro la possibilità di rimanere aggiornate sulle nuove tecnologie. Come dimostrano sviluppi scientifici importanti, tra cui quello del data feminism, anche nel mondo dell’innovazione è necessario un deciso approccio di genere.

Per quanto riguarda le Business Angels, si tratta di profili che possono dare impatti positivi all’interno di organizzazioni e imprese. Possono arrivare a percepire guadagni elevati e solitamente lavorano da libere professioniste o hanno, a loro volta, avviato un’attività imprenditoriale. Workshop e attività formative possono essere la strada giusta per affacciarsi in questo grande universo, ma cosa ne pensando le aziende e il contesto attuale? Vediamolo insieme.

 Business Angels, come sceglierle

Attualmente quello dell’angel investor è da molti ancora ritenuto un settore maschile, per troppi pregiudizi ancora diffusi. A tal proposito è in atto una forte sensibilizzazione in tutta Italia con esempi di valore come quello di Angels4Women, primo gruppo di Business Angels che vuole abbattere il gender gap. Sono loro a ricordare che, nel nostro Paese, il 25% degli investimenti nel settore sono fatti da donne e i loro risultati sono superiori dello 0.5% rispetto a quelli dell’altro sesso.

Se non esistono ancora politiche approfondite a riguardo, l’argomento resta interessante nel mondo dell’economia e non solo. Molte donne ottengono successi professionali, ma non hanno le giuste opportunità per finalizzare i loro sforzi.  Tra le difficoltà c’è la mancanza di conoscenze specifiche su temi fiscali legati agli investimenti e la paura che si tratti di un terreno riservato solo ad alcune fasce della popolazione.

Un chiarimento, la differenza tra Business Angel e Venture Capitalist

Prima di procedere con il discorso a tema women empowerment, sfatiamo un luogo comune che spesso associa la figura del Business Angel a quella del Venture Capitalist, poiché ci sono delle differenze sostanziali. Il Business Angel è un tipo di investitore detto informale, che offre cioè nello specifico soldi e competenze alle startup. Parliamo di somme di qualche centinaia di migliaia di euro, che vengono utilizzate soprattutto in settori innovativi riguardanti ad esempio la tecnologia, il digitale e la sostenibilità, ad esempio le energie rinnovabili.

Informali dunque, mentre l’aggettivo formale è proprio degli investitori chiamati Venture Capitalists. Questi ultimi sono orientati a capitali molto più grandi, intorno al milione di euro e puntano verso settori più all’avanguardia e impattanti sul futuro. Nella loro azione mettono a disposizione fondi importanti, hanno maggiore controllo sulle operazioni: non danno suggerimenti ma sono coinvolti in prima persona per far raggiungere determinati obiettivi all’azienda.

La necessità di fare squadra

 Sicuramente, data la scarsità di collegamenti tra le figure coinvolte, può essere utile l’aumento di community incentrate su leadership e voglia di rivoluzionare gli scenari lavorativi. Donne più competenti in materia e più sicure dei propri mezzi possono dire la loro sul campo e la speranza è che si possa raggiungere una parità e un’equa distribuzione dei ruoli anche in questo ambito. A dimostrare questa tesi ci sono tanti tentativi di ridurre il digital divide, a cominciare da quello di genere.

Lo scambio culturale tra uomini e donne è fondamentale per allargare agli orizzonti e sembra una strada ancora più fattibile e praticabile rispetto a gruppi di investor al 100% femminili. In attesa di finanziamenti e nuove leggi a riguardo la soluzione è davanti ai nostri occhi e cioè quella di fare squadra e di creare reti.

 

 

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