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Rappresentazione, diversity e motivazione: a tu per tu con Gloria Bertazzoni

Benvenuti e benvenute nella rubrica #meethespeaker, l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste che saliranno sul palco di WomenXImpact il 18-19 e 20 Novembre 2021 al FICO Eataly Bologna e Online.

Ognuna di loro è una grande professionista e in ogni intervista approfondiremo il suo punto di vista su un’ampia varietà di temi che riguardano la loro expertise.

La speaker di oggi è Gloria Bertazzoni, Digital Creative Manager presso Universal Pictures International. Con Gloria, abbiamo parlato di rappresentazione nei prodotti audiovisivi, della sua esperienza lavorativa nel Regno Unito e del valore fondamentale della diversity non solo nel suo settore, ma in tutte le società.

Tutte le interviste sono opera di Roberta Cavaglià, contributor per Wired, Linkiesta e Rivista Studio e fondatrice del progetto di divulgazione Flair.

Inizierei con una domanda un po’ “trabocchetto”: cosa volevi fare da grande, quando eri piccola? E quando sei uscita dall’università?

Un paio di anni fa, a Natale, ho trovato un mio diario del 2001. Sulla prima pagina, una Gloria undicenne scriveva: Il mio sogno è diventare un’attrice, ma so già che è impossibile. Successivamente, con un pennarello ho scarabocchiato sopra alla prima riga e aggiunto: anzi no, il mio sogno è diventare una giornalista. Anche quella frase era stata prontamente cancellata. L’ultima aggiunta recita: Non so qual’è il mio sogno. Sì, con tanto di apostrofo (ovviamente la carriera giornalistica si era scontrata con i miei errori grammaticali). Vent’anni dopo sono con le idee un po’ più chiare ma sempre con lo stesso spirito: mi piace provare cose nuove e cambio idea ogni giorno su quello che voglio fare, che sia il programma della giornata o “the meaning of life”.

Come nasce la tua passione per il mondo del cinema e la comunicazione?

Non sono quel tipo di appassionata del cinema che conosce a memoria tutti i film vincitori dell’Oscar dall’1984. Mi reputo piuttosto una spettatrice mainstream che rispecchia la maggior parte dell’audience dei giorni d’oggi. Detto questo, sono una forte sostenitrice del valore di film, show e serie tv nella cultura moderna. I film e serie, nel bene e nel male contribuiscono alla formazione, rappresentazione e divulgazione di storie che vanno a sommarsi alle esperienze di vita di ogni giorno. Possono intrattenere, educare e diffondere mondi completamente diversi, anche surreali ma rimangono sempre lo specchio di una generazione e di una cultura. Ecco, la mia passione nasce da questo, dal potere della rappresentazione che hanno i film e le serie tv e nel valore di essa. Oltre che alla bellezza dell’ “abbandonarsi dentro una storia” e disconnettersi con la realtà. Cosa di cui abbiamo estremamente bisogno in questo momento storico.

Parlaci della tua esperienza in BBC: come ti sei trovata?

La BBC rimarrà sempre nel mio cuore. Sono stata accolta fin da subito a braccia aperte nonostante avessi 25 anni di lacune nella televisione nazionale inglese (i primi mesi ho dovuto studiare tutti i principali programmi e la storia, inclusi gli episodi di Blue Peter, una sorta di “Albero azzurro incontra le Giovani marmotte e Art Attack” inglese). Essendo il broadcast nazionale, c’è una sorta di sensazione di responsabilità che avvolge tutto quello che fai, dalle news alle serie, tutto deve essere progettato con un singolo obiettivo: educare, rappresentare e intrattenere il pubblico inglese. Ogni voce viene ascoltata (con particolare attenzione verso la diversity and inclusion) e non importa che tu sia una/o stagista o la/il boss, perché ogni voce rappresenta l’audience e l’obiettivo comune è quello di migliorare sempre di più i programmi. Ovviamente come ogni posto di lavoro ha i suoi pregi e difetti, ma il clima famigliare e la volontà di dare sempre il meglio sono esemplari.

Quali differenze noti tra il settore della comunicazione per il cinema e la televisione in Italia e in Inghilterra?

Non avendo lavorato nel settore in Italia non posso dare un parere oggettivo a riguardo. Quello che posso dire da osservatrice è che in Inghilterra si osa di più e si innova di più alla sorgente, nella creazione di format e script. L’entertainment italiano è ancora saldamente attaccato ai programmi di tradizione e fatica a prendere rischi. Abbiamo tante di quelle storie che aspettano di essere raccontate e sono contenta che l’innovazione stia iniziando con Netflix Italia, come con SanPa, il documentario su San Patrignano firmato Netflix e 42 che ho amato.

Cosa diresti alla te del 2031?

Penso che se avessi di fronte Gloria 2031 la inonderei di domande: “è passata la pandemia (spero di sì)? Sei felice? Hai trovato il tuo posto nel mondo? In che città vivi? Hai una casa o hai intenzione di affittare fino ad 80 anni? Come va il mondo? Ci sono donne presidenti? Che lavoro fai ora? Ti prego dimmi che non c’è più razzismo nel futuro! Macchine volanti ne abbiamo? Un paio di numeri vincenti del lotto me li daresti, please? Hai tante rughe? La salute mentale come va? Abbiamo perso qualcuno a noi caro? Ce l’hai fatta a sconfiggere la sindrome da impostore? Hai imparato a cucinare senza bruciare tutto?”.

Raccontaci perché hai accettato di partecipare a WomenX Impact e perché, secondo te, altre persone dovrebbero farlo. Dacci almeno tre buoni motivi!

Abbiamo bisogno di rappresentazione e modelli da seguire e a cui aspirare. Siamo cresciute in un mondo in cui l’obiettivo di una donna (e l’unico modello raffigurato dai media) era quello di essere bella. Punto. Basta. L’aspirazione più grande. Senza niente togliere alle donne che aspirano a quello, non c’è niente di male, però è giunto il momento di far vedere che ci sono ANCHE ALTRI modelli da seguire. E WomenX Impact sta facendo proprio questo. Sta mostrando che le possibilità sono infinite, e che le donne possono anche ricoprire cariche in cui non abbiamo mai visto donne prima. Torno sempre lì, la rappresentazione è importantissima. Se vedo qualcuno che assomiglia a me arrivare a fare cose che non pensavo fossero possibili, ho una motivazione in più (e paura in meno) per seguire quel percorso. Ok, mi sono dilungata sul primo punto e sarò sintetica sugli altri. Secondo motivo, non vedo l’ora di incontrare e confrontarmi con la fantastica line-up di speakers, assolutamente incredibili! E terzo: è un evento unico e il primo in Italia, sono molto orgogliosa di farne parte e un ringraziamento speciale va alle organizzatrici Eleonora Rocca e Rossella Forlè.

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