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Comunicazione inclusiva, leadership, sogni realizzati e da realizzare: a tu per tu con Flavia Brevi

Benvenuti e benvenute nella rubrica #meethespeaker, l’occasione giusta per conoscere meglio le professioniste che saliranno sul palco di WomenXImpact il 18, 19 e 20 Noevmbre 2021 al FICO Eataly Bologna e Online.

Ognuna di loro è una grande professionista e in ogni intervista approfondiremo il suo punto di vista su un’ampia varietà di temi che riguardano la loro expertise.

La speaker di oggi è Flavia Brevi, Head of Social Media in Cookies & Partners e fondatrice di Hella, il network delle professioniste della comunicazione. Con Flavia, abbiamo parlato di sogni, comunicazione, inclusività e del suo nuovo, splendido progetto per le donne nella comunicazione.

Tutte le interviste sono opera di Roberta Cavaglià, contributor per Wired, Linkiesta e Rivista Studio e fondatrice del progetto di divulgazione Flair.

Cosa volevi fare da grande, quando eri piccola? E quando sei uscita dall’università?

Diciamo che prima dei 14 anni le ho pensate tutte, dopodiché sono stata indecisa tra la giornalista, la scrittrice o la pubblicitaria. Dopo l’università avevo le idee chiare: volevo fare la copy in un’agenzia di Milano. D’altronde ancora non esistevano i social media, che sarebbero diventati il mio lavoro.

Come nasce la tua passione per la comunicazione?

Dalle storie che vedevo raccontate nelle pubblicità con cui sono cresciuta. Oggi usiamo l’espressione “storytelling” come se fosse un’innovazione, ma è solo un rebranding di quello che la comunicazione commerciale ha sempre fatto. 

Se da piccola in quelle storie mi ci perdevo, quando ho iniziato a pensare seriamente a un lavoro nella pubblicità ho cominciato ad analizzarle criticamente: vedendole provavo a immaginare il brief di partenza, mi chiedevo cosa avrei scritto io con lo stesso visual o inventavo un’idea nuova per lo stesso prodotto. Naturalmente ero in errore: ragionavo solo dal punto di vista creativo.

Copywriting e social media management: due mondi simili, ma in fondo molto diversi. In quale ti senti più libera e a tuo agio?

Non riesco davvero a concepirli come due mondi separati: la parte di social media management ha alcune tecnicalità in più (come capire il miglior orario di pubblicazione o gestire una campagna adv), ma il nocciolo è lo stesso del fare copywriting. Si tratta di trovare il messaggio giusto per l’obiettivo che ci si pone, tenendo presente a chi parliamo, quando e da dove lo facciamo, come vogliamo farlo e in che contesto ci troviamo. 

Parlaci del tuo ultimo progetto, Hella Network: come è nato e perché, qual è il suo obiettivo, chi collabora con te, quali saranno i prossimi passi, etc.

Hella Network è nato nel 2019 da un appello lanciato sul mio blog: vedevo così tante professioniste della comunicazione attorno a me, ma difficilmente le trovavo ai vertici. Mi sono chiesta se ci fosse un nesso col fatto che le pubblicità avevano spesso delle donne per protagoniste, ma erano più oggetti che soggetti. Così ho fatto una semplice domanda: e se le professioniste si unissero per chiedere una rappresentazione libera dagli stereotipi e la parità anche coi fatti e con le politiche aziendali? 

Da lì è nato un collettivo che ha scelto democraticamente come chiamarsi e che immagine darsi in base alle proposte ricevute dalle sue stesse partecipanti. Hella Network conta oggi oltre 1500 persone nel suo gruppo di Facebook, non solo donne: abbiamo capito che se volevamo la parità dovevamo partire dall’inclusività. 

In poco più di un anno abbiamo lanciato diverse campagne (da quella di denuncia all’assenza di politiche per le madri lavoratrici durante il lockdown, che è stata ripresa da alcune testate raggiungendo oltre 1 milione di visualizzazioni organiche, al decalogo per la narrazione della violenza di genere scritto con le giornaliste del network) e abbiamo fatto da media partner al film sull’ageismo “Ancora donne” e al talk di Margaret Atwood organizzato dal Museo MAXXI. Inoltre il Comitato Pari Opportunità del Comune di Torino ci ha chiesto un’audizione per stendere quello che oggi è il Protocollo Zero Stereotipi dedicato ai grandi eventi della città.

Ogni persona del network può proporre la sua partecipazione attiva in base alle proprie competenze: per esempio gli articoli del blog sono scritti e raffigurati da diverse professioniste e professionisti. In questo modo ognuno e ognuna contribuisce all’opera di divulgazione. 

So inoltre che all’interno del gruppo sono nate anche collaborazioni lavorative, il che mi rende molto orgogliosa del clima che si è instaurato. I progetti futuri sono tanti, ma quelli che aspetto con più ansia riguardano la possibilità di incontrarci dal vivo – ecco perché non vedo l’ora che arrivi WomenXImpact.

Cosa diresti alla te di dieci anni fa? E alla te del 2031?

Alla me di dieci anni fa direi: tra un anno Splinder chiuderà, sbrigati a spostare il blog su WordPress o perderai tutto! 

Scherzi a parte, avrei voluto iniziare a studiare il femminismo intersezionale molto prima, così ora non mi sentirei ogni giorno con un grande debito culturale da colmare. O forse non sarebbe cambiato proprio niente, perché ogni libro letto mi apre una bibliografia immensa di volumi ancora da scoprire.

Alla me del 2031 direi: lasciami la sorpresa. Ma sarebbe solo una finta che durerebbe poco. Sono una maniaca del controllo, quindi vorrei farmi dire tutto quello che è successo in questo decennio. Sai che piani editoriali si potrebbero fare conoscendo il futuro?

Raccontaci perché hai accettato di partecipare a WomenX Impact e perché, secondo te, altre persone dovrebbero farlo.

Credo molto nelle sinergie con le realtà che condividono i valori di Hella Network. Quando Rossella Forlè, co-organizzatrice dell’evento, mi ha segnalato WomenX Impact, non ho avuto dubbi sul partecipare. Sarà un’occasione per scoprire nuove storie, imparare dai successi e dagli errori altrui, e soprattutto fare quello che in nessuna diretta social si riesce a concretizzare: potersi conoscere di persona e parlare a tu per tu.18, 19 e 20 Nov

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